Senza lavoro né soldi per la spesa I nuovi poveri in fila al Comune

24 Luglio 2020

In tre mesi sono salite a 514 le persone che chiedono aiuto per le necessità e per pagare affitti e bollette Sono soprattutto madri o donne rimaste sole, commercianti e artigiani di piccole attività chiuse per crisi

PESCARA. «Vengono a chiedere aiuto con le lacrime agli occhi. Si vergognano. Si sentono umiliati. Sono soprattutto madri di bimbi piccoli, che non hanno soldi per comprare i libri neppure al mercatino dell'usato, che non riescono a pagare una bolletta da poche decine di euro. Ci sono anche casi di coniugi costretti a separarsi e andare a vivere a casa dei rispettivi genitori perché non hanno risorse né spazi per essere ospitati, entrambi, nella stessa abitazione». Come racconta l’assessore comunale all'Ascolto del disagio sociale Nicoletta Di Nisio, produce questi drammi la nuova povertà, figlia dell'emergenza Covid che in pochi mesi, tra Pescara e Montesilvano, ha spazzato via posti di lavoro e dignità.
I NUOVI POVERI È una situazione drammatica, complicata anche dal fatto che le famiglie aspettano aiuti statali che non arrivano mai. A farne le spese sono soprattutto le donne, con i figli, senza lavoro e senza un compagno, ma anche artigiani e piccoli negozianti, di ogni età, che hanno perso tutto con il lockdown. L’assessore Nicoletta Di Nisio fornisce un quadro preoccupante e devastante della situazione sul territorio cittadino: «Cinquecentoquattordici nuovi poveri, tra marzo e maggio, prevalentemente donne sole con figli, ma anche commercianti e artigiani di piccole attività chiuse per la crisi, tanti parrucchieri, contro un andamento stabile di cinquanta-cento persone da sostenere in passato».
I NUMERI DEL DISAGIO I numeri dell'indigenza, emersi incrociando i dati di Comune e Caritas, si sono decuplicati negli ultimi mesi. Indica, l'assessore, che le previsioni per l'autunno non sono rosee «anzi, in peggioramento», commenta Di Nisio che porta avanti i progetti sul disagio sociale appoggiata dal sindaco Carlo Masci e supportata dalla Caritas diocesana, oltre che dai servizi sociali municipali e da altre associazioni di volontariato, «molte altre persone si troveranno in gravi difficoltà, nei prossimi mesi». E annuncia: «Stiamo cercando di reperire nuovi fondi per aiutare quanta più gente possibile, attualmente non ce ne sono abbastanza per tutti coloro che bussano alle porte del Comune».
LE FILE DEGLI INDIGENTI Una fila interminabile, ogni giorno, davanti all’assessorato all’Ascolto del disagio sociale di piazza Italia. «Aumentano ogni giorno i disagiati, spesso mandano parenti e amici al loro posto a chiedere aiuto, perché si vergognano, umiliati dalle difficoltà, loro che magari fino a pochi mesi fa avevano un lavoro e una vita normale. Piangono mentre raccontano i loro drammi, le parole non escono, ci si apre il cuore». «I furbetti vengono stanati, certo», aggiunge, «facciamo i dovuti accertamenti quando prendiamo in carico le famiglie».
I CASI DI BISOGNO «Sono oltre 500 casi gestiti, tra Comune e Caritas che ha una rete di soccorso eccezionale e perfettamente organizzata», spiega l'assessore Nicoletta Di Nisio, «dai colloqui emergono i bisogni di queste persone: difficoltà di pagamento di affitti e mutui, perdita di lavoro e, di conseguenza, fonti di reddito; impossibilità ad acquistare libri e quaderni per i figli. Molte coppie con neonati sono state aiutate con pacchi di pannolini, su iniziativa del sindaco Masci. Altri hanno persino difficoltà a mantenere contatti con i congiunti in carcere. Diverse famiglie non hanno un alloggio e le coppie sono costrette a dividersi, a tornare dai rispettivi genitori che spesso non hanno spazio in casa per entrambi».
«Una emergenza», conclude Di Nisio, «che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti, ma stiamo lavorando per dare sempre più sostegni concreti a questa nuova categoria di bisognosi post Covid».
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