Sequestrata la mail dell’hotel «I clienti vogliono andare via»

21 Gennaio 2017

La procura vuole scoprire perché sia stato ignorato il grido di aiuto dei clienti Acquisiti i bollettini sull’allerta valanghe e il piano neve della Provincia

PESCARA. Gli ospiti dell’albergo vogliono andare via perché hanno paura del terremoto ma la strada per Rigopiano è ancora bloccata. Così c’è scritto su una mail inviata dalla reception del resort di Farindola alla Provincia di Pescara intorno alle 13 di mercoledì scorso, il giorno della valanga (17,40). Una mail che è stata sequestrata dai carabinieri del nucleo investigativo di Pescara e dal gruppo dei carabinieri forestali.

Ieri, è stato il giorno dei sequestri di documenti nella palazzo della Provincia e della prefettura. L’inchiesta è ancora senza indagati e le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo e disastro colposo. I primi passi dell’indagine ruotano intorno a due fronti: l’allerta valanghe ignorato e la strada per Rigopiano bloccata da un muro di neve. Per il primo punto, gli inquirenti hanno acquisito i bollettini inviati alla prefettura dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che dimostrano un rischio crescente dal lunedì al mercoledì fino a toccare il livello di 4 (“marcato”) su una scala di 5.

Adesso, gli investigatori dovranno accertare se l’allarme segnalato alla prefettura sia stato, poi, diramato ai Comuni e agli operatori turistici. Per rispondere a una domanda semplice: a Rigopiano si sapeva e quanti sapevano che c’era il pericolo concreto di una valanga nella giornata di mercoledì?

Per la strada bloccata, invece, gli inquirenti hanno scoperto che, mercoledì, nel Pescarese non c’era a disposizione nemmeno una turbina: in base ai documenti acquisiti, è stato accertato che la turbina della Provincia era rotta e da giorni si trovava in una officina per la riparazione. E così, per togliere la neve, è stato necessario chiedere un altro mezzo all’Anas e questo mezzo è arrivato poi, a disastro ormai avvenuto, da Campobasso. Acquisito anche il piano neve della Provincia.

La ritardata pulizia della strada è un punto fondamentale dell’indagine coordinata dal procuratore capo Cristina Tedeschini e dal pm Andrea Papalia. «Il primo e urgente tema di indagine riguarda tutta la ricostruzione delle cause e circostanze per le quali queste persone erano lì nel momento in cui la valanga è arrivata», dice la Tedeschini, «di ciò, in questo momento ci stiamo occupando e conseguentemente stiamo cercando di restituire una ricostruzione il più affidabile, professionale e certa possibile. Questo non contiene in sé già un giudizio, il giudizio si vedrà».

La procura acquisirà anche le telefonate fatte per segnalare la valanga: a partire dalla prima di Quintino Marcella, ristoratore datore di lavoro del superstite Giampiero Parete, ai soccorritori che non sarebbe stata inizialmente presa in considerazione: «In questa ridda infinita di riproduzioni di mille eventi, comunicazioni e telefonate, il nostro compito principale è proprio questo: tutte le comunicazioni, le conversazioni e circostanze che ci possono aiutare a ricostruire l'andamento di quelle ore saranno acquisite. Saranno acquisite, riscontrate e valutate. Sarà acquisita la telefonata del ristoratore come tante altre. Certo, quella è un tema importante». Tedeschini annuncia che Marcella sarà ascoltato: «Stiamo già sentendo tutte le persone informate sui fatti».

Sulle vittime saranno eseguite le autopsie: «A mano a mano che verranno recuperati i corpi», dice, «verranno eseguite le autopsie perché dobbiamo stabilire con estrema precisione quali sono stati i tempi, le cause, le circostanza dei decessi. Il medico legale Ildo Polidoro sta per ricevere i primi incarichi per seguire gli accertamenti sui corpi già rinvenuti».

Un altro tema di indagine della procura riguarda la vicenda dell’abbattimento dell’albergo che, conclude il procuratore, «è logicamente successivo al primo tema».

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