Sequestrato il cimitero di Francavilla Sei indagati, c’è Febo. «Salme soppresse»

20 Luglio 2023

Il presidente del consiglio comunale di Chieti coinvolto nella veste di architetto e direttore dei lavori per l’ampliamento Dagli scavi spuntano parti di cadavere tra i rifiuti. Il pm: «La situazione dell’intera area è compromessa da attività illegali»

FRANCAVILLA. «La situazione complessiva appare seriamente compromessa da attività illegali». Ecco perché la procura dalla Repubblica di Chieti ha sequestrato l’intero cimitero di Francavilla, dove sono stati trovati resti umani interrati insieme a rifiuti anche pericolosi. Si tratta di un provvedimento che, a memoria d’uomo, almeno in Abruzzo non ha precedenti. Nell’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dal pubblico ministro Giancarlo Ciani, quattro persone sono accusate di soppressione di cadavere, gestione o realizzazione di una discarica non autorizzata e frode nelle pubbliche forniture.
TUTTI I NOMI
L’indagato eccellente è Luigi Febo, teatino di 57 anni, presidente del consiglio comunale di Chieti e candidato sindaco del centrosinistra alle penultime elezioni, coinvolto non nella veste di politico ma per la sua attività professionale di architetto e, nel caso specifico, di direttore dei lavori per l’ampliamento del camposanto. Degli stessi reati devono rispondere Franco Antonio De Francesco, 56 anni di Isernia, già raggiunto da un primo avviso di garanzia, titolare della società Cimitero San Franco, incaricata dell’intervento; un suo dipendente, Carlo Sbaraglia, anche lui 56enne, di Francavilla; e l’architetto del Comune adriatico Maurizio Basile, 54 anni di Chieti, responsabile unico del procedimento. Alle società Cimitero San Franco e De Francesco Costruzioni è contestata invece la responsabilità amministrativa.
IL BLITZ
I sigilli sono scattati intorno alle 8 di ieri con l’intervento dei carabinieri della stazione di Francavilla, in collaborazione con il nucleo investigativo del comando provinciale e la sezione operativa della compagnia di Chieti. Per ora, nessuno potrà entrare nel cimitero per le visite ai defunti. Sono consentite le sole tumulazioni che verranno comunicate dall’amministrazione comunale al custode, «il quale assicurerà l’accesso della salma per il percorso più breve con la sola presenza degli stretti congiunti e, all’esito delle operazioni, dovrà essere di nuovo interdetto l’accesso a terzi». Secondo il pm, «appare necessario, anche rispetto alle attività di soppressione di salme, eseguire accertamenti su più parti dell’area cimiteriale». Il sequestro è stato necessario perché «la libera disponibilità all’accesso collettivo potrebbe compromettere definitivamente l’attività di verifica che deve essere compiuta anche per appurare appieno le condotte illecite consumate. Il cimitero costituisce il corpo di reato sul quale deve essere eseguita una pluralità di accertamenti: occorre assicurare la conservazione dello stato dei luoghi al fine di evitare la compromissione delle tracce del reato».
GLI SCAVI CHOC
Un primo blitz c’è stato lo scorso 10 luglio con il sequestro dell’area in cui sono stati interrati i rifiuti, la fossa sacrale ospitante la Congrega del Santissimo Sacramento e una cappella sconsacrata. Gli scavi, andati avanti per due intere giornate, hanno consentito di accertare che «sono state interrate parti di cadaveri provenienti da tombe la cui identificazione ancora non è stato possibile compiere», scrive il pm Ciani. «Nella medesima area sono stati rinvenuti pezzi di bare in cui erano custodite salme umane. Ulteriori resti di cadavere sono stati individuati all’interno della fossa ubicata nella chiesa della Congrega del Santissimo Sacramento». Altri residui di bare sono spuntati da un pozzo di raccolta delle acque piovane. Nel corso degli scavi, infine, sono venute alla luce due targhette identificative di bare di una donna e di un uomo. Dagli accertamenti preliminari è emerso che il nome della prima non è presente nel registro delle estumulazioni; nel secondo caso, invece, il defunto «risulta cremato, messo in urna e collocato all’interno di un loculo intestato a un congiunto».
IL COMMENTO DI FEBO
«Con la massima serenità», ha dichiarato Luigi Febo in serata, «mi metto a disposizione: ho sempre svolto il mio ruolo con trasparenza e nel rispetto delle norme. Per primo voglio capire, andare a fondo alla questione quanto prima e chiarire gli addebiti, soprattutto nel mio interesse professionale».