Servizi sociali, protesta per gli stipendi non pagati

20 Ottobre 2017

I dipendenti della cooperativa Samidad minacciano di scioperare per un giorno La Fials pensa ai decreti ingiuntivi. Una lavoratrice: «Situazione pesantissima»

MANOPPELLO. È una odissea senza fine quella dei dipendenti della cooperativa Samidad di Lanciano che si occupa dei servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara, prima assicurati dalla Maiella Morrone. Il personale si trova di nuovo, come già accaduto in passato, a chiedere il pagamento degli stipendi. Nonostante le difficoltà, tutti continuano a lavorare regolarmente, ma i soldi non si vedono e la preoccupazione cresce. Il mese non liquidato è quello di giugno e i sindacati, con Fp Cgil e Uil Fpl, si sono rivolti direttamente al prefetto di Pescara, Francesco Provolo, per proclamare lo stato di agitazione e annunciare la possibilità di un giorno di sciopero.
Alla base della nuova protesta c’è il «forte ritardo» che si registra nella corresponsione degli stipendi, «ormai da diverso tempo», dicono Cgil e Uil. E per lo stipendio di giugno, in particolare, nessuno sa dire quando avverrà il pagamento, hanno scritto le due sigle sindacali al prefetto. Nuovi ritardi, dunque, nuovi problemi, nonostante questi 60 lavoratori siano «già duramente provati» dalle vicende della precedente gestione (con il fallimento dell’azienda speciale Maiella Morrone e la liquidazione della Comunità Montana), tant’è che stanno cercando di recuperare numerose mensilità non corrisposte. Una situazione difficile da sopportare, che incide non solo sulla situazione economica ma anche su quella personale dei dipendenti, fanno notare sempre i sindacalisti.
A Provolo è stato chiesto di avviare le procedure di raffreddamento coinvolgendo il presidente della cooperativa Samidad, il presidente dell’Ecad numero 17, che è il soggetto gestore, e il commissario liquidatore della Comunità Montana Montagna Pescarese. Nel caso in cui questa procedura non dovesse avere un «esito soddisfacente» si annuncia una giornata di sciopero, «compatibilmente alle tempistiche previste dalla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali», concludono i sindacati nella lettera a firma di Stefano Di Domizio e Francesco Marcucci, di Cgil e Uil.
Anche la Fials, con il delegato sindacale Sandro Cacciatore, è sul piede di guerra. «La Samidad», spiega, «ha ricevuto dalla Comunità Montana 58mila euro e pensavamo che questi fondi sarebbero stati utilizzati per il pagamento del mese di giugno, visto che questa mensilità era di competenza della Comunità montana. Ma sono in attesa di ricevere 400mila euro, in tutto. E quindi non hanno intenzione di di sbloccare la liquidazione usare quei 58 mila euro. Eppure», prosegue polemicamente Cacciatore, «noi continuiamo a garantire comunque i servizi e siamo costretti ad andare a nostre spese sul posto di lavoro. Insomma si stanno riproponendo le stesse vicende vissute già con la Maiella Morrone». Gli unici ad aver tirato un minimo sospiro di sollievo sono stati gli addetti che hanno lavorato nei mesi di luglio e agosto, che sono stati pagati regolarmente, ma gli «addetti all’assistenza scolastica», che sono rimasti fermi, senza lavorare, continuano ad attendere il compenso di giugno. Così come tutti continuano ad aspettare la liquidazione delle mensilità da febbraio a giugno dell’anno scorso, con il Tfr. Cacciatore ha in mente di «presentare dei decreti ingiuntivi alla Samidad», per quanto riguarda la propria posizione personale e ha proposto di fare lo stesso anche agli iscritti alla Fials. Tra il personale c’è preoccupazione. «Non possiamo interrompere la nostra attività», dice una di loro. «Anzi potremmo farlo solo dimostrando che non siamo in grado, economicamente, di raggiungere il posto di lavoro. E abbiamo dovuto preoccuparci pure del decreto ingiuntivo per recuperare le somme dell’anno scorso, il che vuol dire che dovremo pagare gli avvocati. Una situazione pesantissima che colpisce in modo particolare le donne, specie quelle che dovrebbero portare a casa l’unico stipendio della famiglia. Che rabbia. E pensare che hanno mandato in fumo una società pubblica».
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