Sette figli e un sogno: la Casa dei bambini

13 Maggio 2018

Per la Festa della mamma Simona Di Labio chiede un regalo al vescovo: una struttura per accogliere i bimbi senza famiglia

PESCARA. È madre di sette figli, di cui uno in affido di nazionalità senegalese. Oggi, nel giorno della festa di tutte le mamme, la coccoleranno con fiori, poesie e cioccolatini. E se la sbaciucchieranno tutta. E lei, mamma Simona, li farà felici con un mega timballo al sugo di pomodoro con la mozzarella che preparerà per il pranzo domenicale in famiglia.
Ma Simona Di Labio, 48 anni, col marito Marco Berardi, 51, entrambi pescaresi, di bambini intorno, nella loro vita, ne vogliono altri. Il loro sogno, infatti, è creare una casa per bimbi che non hanno famiglia. Chiedono ad altri genitori di condividere il progetto e l’aiuto dell’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti. Simona e Marco sono una coppia molto affiatata. Lei si occupa della casa («ma lavora più di me», dice Marco con tenerezza) e dei ragazzi. Lui è socio di un’azienda di Santa Filomena che opera nel settore dell’assistenza software. Vivono con uno stipendio di 2.200 euro e «tanti aiuti della Provvidenza». Frequentano il Centro missionario diocesano di don Massimo Di Lullo, parroco di San Benedetto e San Giovanni. 24 anni fa li ha sposati don Francesco Santuccione, attuale abate di San Cetteo, nella parrocchia di San Luigi (vice parroco don Valentino Iezzi, poi alla guida della chiesa di San Gabriele a San Donato).
San Luigi Gonzaga e Zanni sono i quartieri dove la loro storia d’amore è sbocciata quando lei aveva 12 anni e lui 15, complice una gara ciclistica ai Colli. Gli anni degli studi, lei alle magistrali Marconi, lui al Manthonè, 13 anni di fidanzamento e poi il matrimonio, il 1° ottobre 1994. Per il viaggio di nozze avevano scelto il Burundi, ma la guerra li ha fermati. Il destino stava decidendo altrimenti. Quindi, destinazione Togo, precisamente a Tabligbo nella missione del padre comboniano Flavio Mazzata (il cui impegno prosegue nei quartieri del rione Sanità a Napoli con Alex Zanotelli) e gli amorevoli sugggerimenti di suor Rosaria Marrone, hanno rafforzato la loro fede e cambiato le loro prospettive future.
Come coppia, hanno «sempre desiderato una famiglia numerosa, ma il viaggio africano ci ha aperto un mondo sconosciuto e affascinante», raccontano con entusiasmo, «lì l’allattamento è naturale, le mamme non si devono nascondere quando tirano fuori la tetta, come accade qui. I bimbi non hanno nulla, ma sorridono curiosi e giocano all’aperto. Al ritorno siamo andati in crisi: volevamo restare in Togo, ma la nostra vita era qui». Il sogno africano non si è mai spento, ma nel frattempo, a distanza di due o tre anni, tra loro sono arrivati Daniele, 20 anni, Davide, 17, Emanuele, 14, Samuele, 12, l’unica femminuccia, Diletta, 10 anni, Karim, 9 anni, musulmano, che, secondo gli obblighi dell’affido vive con loro dal lunedì al venerdì e poi il fine settimana col papà biologico e Paolo, 8 anni.
Sei parti cesarei e un bimbo perso al terzo mese di gravidanza avrebbero sfiancato chiunque. Invece Simona, sorride con gli occhi. «Il Signore mi ha sempre sostenuto, l’amore genera amore e la fede aiuta a confidare nella provvidenza, a non abbattersi alla prima difficoltà ma a pensare che c’è sempre una via d’uscita».
Perché la realtà è dura per una famiglia di 9 persone. «Gli aiuti? Ci arrivano da tutte le parti, ma spendiamo almeno 800 euro al mese per la spesa. Il pasticcere ci porta i cornetti caldi, i sacerdoti ci sostengono con alimenti e vestiario che ricicliamo continuamente con altri genitori, il Comune di Pescara elargisce una assistenza per il piccolo Karim che abbiamo preso in affido diurno quattro anni fa, poi diventato a tempo pieno. Oggi lui ci chiama mamma e papà. Insieme siamo felici».
In casa, però, non si sgarra con le regole: «La tv si guarda tutti insieme e quello è un momento aggregante. Ci sono gli orari prestabiliti, mai durante i pasti quando invece ci raccontiamo la giornata. Sport e studio sono per noi regole fondamentali. I ragazzi coltivano la passione del calcio e dell’atletica. Siamo severi, altrimenti sarebbe anarchia totale». Simona sottolinea gli sforzi casalinghi di Marco: «Posso farcela perché mio marito mi aiuta tanto in casa, stira, lava, cucina». Tempo per la famiglia che Marco, talvolta, è costretto a sottrarre al lavoro. E per questo ringrazia «di cuore i colleghi che non mi fanno pesare mai nulla». E quando qualcuno, con un pizzico di cattiveria, si permette di dire «chi ve lo ha fatto fare, noi non rispondiamo nemmeno. Per una donna, sentire crescere una vita dentro, è una emozione straordinaria, unica. La famiglia è un atto d’amore, è faticoso ma lo rifaremmo mille volte».
Come vi organizzate con feste e compleanni? «Diciamo chiaramente a chi ci invita che non sempre ce lo possiamo permettere. Qualche volta con una colletta compriamo un bel regalo. I nostri compleanni spesso li organizziamo al parco per limitare le spese». Come sono le vostre feste della mamma? «I ragazzi mi sbaciucchiano, mi regalano fiori, cioccolatini e poesie. Ci mostrano i lavoretti fatti a scuola. E poi prepariamo il timballo con la mozzarella che a loro piace tanto».
Che tipo di educazione ricevono i vostri figli? «Sin da piccoli imparano a cavarsela da soli. I figli devono essere autonomi, se così non fosse sarebbe il nostro fallimento di genitori. Riteniamo di doverli accompagnare nelle scelte di vita, ma poi devono prendere la loro strada. La grande fatica è cercare di tirar fuori il meglio di loro per aiutarli a capire cosa vogliono davvero fare ed essere». E i ragazzi sembrano avere le idee chiare. Daniele studia Scienze delle comunicazione all’Aquila e vuole diventare un cronista, Davide vuole fare il calciatore, gli altri pensano a far bene a scuola, divisi tra scientifico Galilei, media Antonelli, comprensivo Ilaria Alpi, Colle Pineta.
Sullo sfondo di questo quadretto felice c’è il cruccio di un sogno che prima o poi si dovrà avverare: la casa per i bambini che non hanno la fortuna di una famiglia felice. «Ci siamo rivolti alla diocesi per cercare una struttura che ospiti i tanti bimbi che non riescono a trovare una famiglia affidataria. Speriamo che il vescovo ci aiuti» è l’appello della supermamma.
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