Sfrattata l’associazione leucemie La Asl destina i locali all’hospice

5 Aprile 2017

PESCARA. Nessuno slittamento, nessuna possibilità di ottenere altri rinvii. L’ufficiale giudiziario, accompagnato dalla polizia, ha eseguito ieri mattina lo sfratto dell’Associazione regionale contro...

PESCARA. Nessuno slittamento, nessuna possibilità di ottenere altri rinvii. L’ufficiale giudiziario, accompagnato dalla polizia, ha eseguito ieri mattina lo sfratto dell’Associazione regionale contro le leucemie (Al), ospitata nei locali della Asl di via Paolini, come disposto dalla Corte di Appello. L’associazione, quindi, ha dovuto lasciare i locali e ha ottenuto un mese di tempo per rimuovere documenti e materiale. In questo mese la presidente, Raffaella Grassano, spera di ottenere una risposta positiva dalla Corte di Appello a cui ha chiesto di sospendere l’efficacia esecutiva della sentenza che dispone lo sfratto. Se ne saprà qualcosa il 27 aprile ma, in attesa di quella data, ieri mattina il personale e gli ospiti presenti sono stati allontanati e si è proceduto a un inventario.

Per il manager della Asl, Armando Mancini, la situazione è presssoché definita. Una volta concluso l’intervento dell’ufficiale giudiziario ha annunciato infatti che «è stato ripristinato «il possesso pubblico di locali dell’ex ospedale, occupati senza titolo e senza pagamento di corrispettivo dalla Al onlus». Questi locali (400 metri quadri), sottolinea il direttore generale, venivano usati dall’associazione per ospitare «alcune persone, che vivono lì da anni, senza alcuna motivazione sanitaria. I bambini presenti», prosegue, «sono affetti da patologie croniche non maligne e necessitano solo di controlli periodici». La Grassano parla, invece, di «poveri malati che sono stati cacciati ma che non c’entravano niente. È stata chiamata addirittura la forza pubblica», prosegue sconfortata.

La Asl ha già deciso cosa fare di quegli spazi: «i locali», dice Mancini, «sono indispensabili per l’ampliamento dell’hospice, destinato ai malati terminali, i cui posti letto dovrebbero passare dai 9 attuali a 16 o 17. Per questo ampliamento abbiamo già il progetto che i fondi. Manca solo la disponibilità dei locali».

Mancini fa poi chiarezza su tutti i passaggi della vicenda, ripercorrendoli uno ad uno. Era il 22 dicembre del 1997 quando è stato stipulato con la Onlus un contratto di comodato gratuito per quegli spazi, della durata di 9 anni, dal gennaio 2000 al gennaio 2009. Al termine sono state inviate alla onlus delle richieste di rilascio bonario (nel 2009 e nel 2013) ma nel 2011 è stato avviato un contenzioso che si è concluso due anni fa con una sentenza favorevole alla Asl per cui l’associazione avrebbe dovuto lasciare immediatamente l’immobile. L’associazione si è impegnata ad andare via ma non lo ha fatto. Si è passati, poi, per un precetto di rilascio, e quindi c’è stato l’intervento (per due volte) degli ufficiali giudiziari. L’associazione, tentandole tutte, si è rivolta al giudice (Sezione esecuzioni mobiliari) per sospendere la procedura esecutiva e la sua richiesta è stata respinta ma nel frattempo si è arrivati a gennaio di quest’anno. L’ultimo passaggio, prima di ieri, risale al 22 marzo quando l’ufficiale giudiziario ha concesso un rinvio a ieri. Per la Asl «ogni valutazione appare superflua» ma Mancini ci tiene a sottolineare che «non si possono regalare strutture che servono alla cura della collettività a chi ritiene di poterle usare in modo arbitrario e discrezionale, come se fossero cosa propria e non bene comune».

L’associazione ha sempre sperato di poter continuare a disporre di quei 400 metri quadri, avendo investito per la loro sistemazione. E ci spera ancora, al punto da aver presentato ricorso in Cassazione.

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