Si cerca di salvare il Matteotti Ricci: è tardi, pensiamo al 2017

La Regione tenta di racimolare i fondi necessari per far disputare la competizione ciclistica Ma il patron guarda già avanti: «L’anno prossimo vogliamo ospitare il campionato italiano»
PESCARA. Per qualcuno la cancellazione del Trofeo Matteotti è stata una mera «distrazione politica». Qualcun altro parla di «occasione persa» e «indifferenza delle istituzioni».
Nel mezzo la Regione che cerca di metterci una pezza con il presidente Luciano D'Alfonso che si dice pronto a reperire risorse aggiuntive rispetto ai 25mila euro già stanziati a maggio «per fare più della nostra parte pur di salvare una manifestazione di gloriosa tradizione».
Fatto sta che la storica competizione ciclistica almeno per il 2016 è saltata. Tutto rimandato al 2017 quando, a sentire il patron Renato Ricci, il trofeo Matteotti tornerà a Pescara per celebrare i suoi 70 anni. La corsa di ciclismo maschile su strada, divenuta negli anni una delle tradizioni simbolo della città adriatica e dell'Abruzzo, forte della partecipazione negli anni di campioni del calibro di Gino Bartali, Pierino Baffi, Vito Taccone, Felice Gimondi, Francesco Moser e Gianni Bugno, non si disputerà più il 17 luglio come programmato inizialmente.
La causa che ha spinto l'Unione ciclistica Fernando Perna a cancellare la gara di ciclismo (come avvenuto due volte anche in passato) è la mancanza di fondi pubblici, unita a «una scarsa attenzione da parte delle istituzioni locali», come hanno ribadito gli organizzatori. Motivi che ieri, in mezza giornata, sembrerebbero essere stati superati. O quantomeno appianati.
«Quello che non si risolve in mesi di trattative», ha detto il patron del Trofeo Matteotti, Renato Ricci, al termine di un incontro riparatorio che si è tenuto ieri pomeriggio con l'assessore regionale allo Sport Silvio Paolucci, «è stato risolto in mezza giornata. D'Alfonso è sempre stato vicino alla competizione e lo ha dimostrato anche ieri che mi ha chiamato da Bruxelles. Purtroppo per quest'anno non ci sono più i tempi per organizzare la gara ciclistica, che è già stata assegnata dalla Lega a un'altra città estera. Ma abbiamo trovato l'accordo per il 2017, quando cercheremo di prendere anche il campionato italiano del prossimo anno. Nel frattempo organizzeremo degli eventi di avvicinamento come miss Trofeo Matteotti».
Dopo l'amarezza iniziale, Ricci si dice «più sereno» e chiede di «sospendere qualsiasi tipo di polemica politica per il bene di Pescara».
«Ci siamo resi conto», spiega il patron, «di quanta gente c'è che vuole bene al Matteotti e di quanto è importante per la popolazione conservare le sue tradizioni. La Regione è stata velocissima: è come una malattia che poi si cura e guarisce. Dal prossimo anno torneremo più agguerriti».
Come ha precisato Luciano Monticelli, presidente della commissione Politiche europee del consiglio regionale, un aiuto economico all'organizzazione dello storico trofeo ciclistico era già arrivato dalla giunta regionale con la delibera 330 del 24 maggio scorso, che prevedeva la concessione di 25.822,84 euro all'associazione Perna. Adesso, il presidente D'Alfonso si è impegnato a intervenire per il 2017 con un ulteriore finanziamento.
«Reperiremo risorse aggiuntive», è scritto in una nota firmata da D'Alfonso, «rispetto a quanto già fatto l'anno scorso con i 25.822 euro assegnati, che verranno liquidati nei prossimi giorni scorporando il Matteotti dal novero delle altre manifestazioni sportive, e sensibilizzeremo qualche operatore economico responsabile». Tantissime le reazioni. Maurizio Acerbo (Rc) parla con «tristezza e rabbia«: «Mi sembra emblematico che l'eutanasia avvenga nel 70° anniversario della nascita della Repubblica e nell'anno del probabile stravolgimento della Costituzione. La gara era già stata annullata nel 2009 e nel 2014 ma allora al governo di città e Regione c'erano gli eredi politici di quelli che Matteotti l'avevano ammazzato».
Il segretario del Pd Moreno Di Pietrantonio chiede al suo partito «uno scatto d'orgoglio e di responsabilità per tutelare un pezzo della nostra storia».
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