Si lavora già ai nomi dei ministri
Potrebbero entrare tutti i big. Il M5S spinge per un esecutivo a trazione politica, Fi è contraria
[FIRMA&LUOGO]di Serenella Mattera
<MC>ROMA
[TESTO]Il programma c'è, dettato dalle emergenze del Paese. Le sfide sono il rilancio dell'economia e l'uscita dalla pandemia. E Mario Draghi è persuaso che troverà in Parlamento l'unità necessaria ad affrontarle. Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha avuto carta bianca e tutto il tempo necessario a formare il suo governo. Ma se c'è chi ipotizza il giuramento già nel fine settimana, c'è anche chi non esclude servano due giri di consultazioni per comporre il difficile intreccio tra maggioranza parlamentare e formazione della squadra di ministri.
L'ex presidente della Bce avrebbe in mente un Cdm composto da tecnici di alto profilo ma il pressing dei partiti della ex maggioranza è fortissimo perché l'esecutivo sia tecnico-politico, sul modello Ciampi: solo così, fanno sapere i pentastellati più dialoganti che ipotizzano anche un ingresso diretto dei leader politici, il M5s potrebbe dire di sì. Dalle consultazioni con i partiti, che potrebbero essere affiancate da colloqui con le parti sociali, emergerà la maggioranza. Di sicuro, sottolineano dal Quirinale, sarà il governo di Draghi, non quello di Mattarella: il presidente della Repubblica non gli ha dettato paletti. Sarà l'ex governatore a valutare quale sarà la formula in grado di garantirgli la maggioranza più ampia e unitaria. Per governare, sottolineano fonti parlamentari, senza una scadenza, anche se c'è già chi ipotizza che un termine possa essere segnato, nel 2022, da una sua eventuale elezione alla presidenza della Repubblica.
Una squadra di tecnici di alto profilo sarebbe la scelta in grado di garantire a Draghi la più ampia autonomia e anche, in ipotesi, il sostegno più ampio, se anche la Lega rompesse gli indugi e virasse verso l'astensione. Ma il nodo è il M5s, che conta quasi 300 parlamentari. La condizione che alcuni «big» pentastellati considerano indispensabile per far virare il truppone M5s sul voto di fiducia è un governo politico, con Draghi premier e dentro ministri politici. È lo schema a cui lavora anche il Pd (si ipotizzano anche conferme per nomi come Franceschini, Guerini, Boccia) e la parte dialogante di Leu. Una delle ipotesi è che entrino i leader, dall'uscente Conte agli esteri a Di Maio, da Zingaretti o Orlando a Speranza e Renzi (ma smentisce lui e non vorrebbe il M5s). La controindicazione è che la maggioranza in Parlamento sarebbe quella potenziale dell'ultimo governo Conte (con defezione di una piccola parte del M5s). A quel punto è difficile che possa entrare anche Forza Italia (con nomi come Antonio Tajani), perché vorrebbe dire rompere con la coalizione.
La «maggioranza Ursula» da Leu a Fi sarebbe più facile per gli azzurri se i politici restassero fuori dal governo, almeno fuori dalle caselle di ministri. Un governo tecnico, secondo fonti di centrodestra, potrebbe spingere a una forma di sostegno (magari con astensione) anche della Lega, dov'è forte la pressione dei «draghiani» come Giancarlo Giorgetti. Draghi sarà un premier «pesante» ma una squadra di non politici gli darebbe più libertà di manovra e autonomia rispetto ai partiti. Di sicuro dovrebbero essere affidati a tecnici ministeri cruciali come l'Economia, dove dovrebbe arrivare un nome di fiducia del presidente del Consiglio (a Roberto Gualtieri potrebbe essere chiesto di correre da sindaco di Roma), la Giustizia (si citano Marta Cartabia e Paola Severino), l'Interno (potrebbe essere confermata Luciana Lamorgese). Solo ipotesi, per ora. Prima deve formarsi una maggioranza. Il Pd lavora perché ci siano i Cinque stelle, anche in chiave futura alleanza.

