Si uccide a 46 anni in carcere L’ira dei sindacati: «Pochi agenti»

PESCARA. Ha legato le lenzuola alle inferriate della sua cella, nella prima sezione giudiziaria. E l’ha fatta finita: si è impiccato mentre gli altri detenuti, quelli che condividevano la cella con...
PESCARA. Ha legato le lenzuola alle inferriate della sua cella, nella prima sezione giudiziaria. E l’ha fatta finita: si è impiccato mentre gli altri detenuti, quelli che condividevano la cella con lui, dormivano. Quando è scattato l’allarme, non c’era più niente da fare: il 46enne teramano, con problemi psichici, era già morto. A nulla sono serviti i tentativi dei medici di salvarlo.
Il suicidio di domenica (alle 15) fa riesplodere la polemica sul carcere di Pescara, da sempre afflitto dagli stessi identici problemi, per via della carenza di personale, e ora alle prese con la mancanza di addetti per trattare i detenuti psichiatrici, che sono sempre di più. Ieri è stato il Sinappe, guidato da Giuseppe Di Domizio, a far riemergere problemi vecchi e nuovi. «Ogni volta che si verifica un suicidio in un penitenziario è lo Stato ad essere sconfitto», dice. Di Domizio accusa il Provveditorato di aver «abbandonato il carcere di Pescara ad una morte lenta visto che le richieste della direzione restano inascoltate e qui vengono inviati detenuti riottosi e disadattati, che spesso hanno patologie psichiatriche. Sono il 60%», dice, «quelli con problemi mentali, nonostante il reparto psichiatrico abbia solo 7 posti e non ci siano medici per garantire un minimo di assistenza a tutti» coloro che ne avrebbero bisogno. Quanto al personale che si occupa dei 360 detenuti, sono in servizio «60 agenti su 140 previsti», costretti a «turni massacranti, con ferie accumulate e pensionamenti imminenti. Interessa a qualcuno?», chiede il Sinappe rivolgendosi ai politici. Nicola Di Felice dell’Osapp è convinto che non si possa «aspettare altro tempo. È ora che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria invii personale di polizia giovane e che la Asl invii un congruo numero di addetti delle varie specializzazioni. Purtroppo, però, so che il Dap invierà una commissione per valutare l’operato degli addetti in servizio» due giorni fa, senza valutare che il problema vero è «il sovraffollamento del 30% e una carenza di personale del 40%», con 280 ore di straordinario procapite accumulate. Sempre Di Felice, che ha già illustrato questa situazione all’onorevole Luciano D’Alfonso e al prefetto Giancarlo Di Vincenzo, fa notare che «c’è carenza di medici specializzati ed è la polizia penitenziaria ad occuparsi del reparto dedicato ai detenuti con problemi psichiatrici». «Chi ha problemi va aiutato, chi è malato va curato», dice da Sinistra Italiana Daniele Licheri, «stanco di assistere a suicidi, episodi di violenza e sfinimento degli agenti». (f.bu.)

