«Siamo sotto scacco, ora lo Stato ci aiuti»

22 Aprile 2023

Gli operatori Di Marco e Mille ripercorrono la loro storia: «Abbiamo costruito dove non c’era niente»

PESCARA. Due storie. Quelle di Luigi Di Marco e Claudio Mille, due balneatori che da anni convivono con lo spettro delle aste. L’unica certezza di Di Marco, dello stabilimento Aurora, è la pensione, il prossimo anno. «Ho costruito questa attività in 40 anni, oggi ne ho 66. Qui non c’era niente», racconta dalla spiaggia. Si sente «un operaio» e pensa «a tutti gli interventi che lo Stato ha messo in campo per salvare aziende e operai» e oggi vorrebbe che facesse lo stesso «con noi che non abbiamo mai creato problemi, abbiamo sempre pagato i canoni e assicurato il salvamento sulle spiagge libere, con decine e decine di interventi. Eppure oggi siamo sotto scacco perché siamo riusciti a costruire negli anni una cosa bella e funzionante che dà lustro al Paese. Ci si chiede di togliere tutto. Io e il mio socio abbiamo dei figli, che lavorano al mare: che certezze diamo a questi ragazzi?», si chiede Di Marco parlando di fronte al responsabile nazionale della Cna balneari Cristiano Tomei, al direttore regionale della Cna Abruzzo, Graziano Di Costanzo, e al responsabile regionale di Cna Turismo, Gabriele Marchese. Ad ascoltarlo c’è anche il deputato di Fdi Guerino Testa.
Gli fa eco Claudio Mille, di Montesilvano (stabilimento Onda verde), portavoce abruzzese di Cna balneari. «Le nostre sono piccole realtà costruite nel tempo», racconta parlando degli inizi. «Era il 1956 quando i miei genitori hanno cominciato con un chiosco di legno, due metri per due metri. Io sono nato al mare, fino a 28 anni ho fatto il bagnino» e i segni sono tutti sulla sua gamba: «22 punti di sutura per un salvataggio effettuato nel mare forza 5. Mi sono infortunato sugli scogli, che mi hanno aperto una gamba, come fossero la lama di un rasoio. È questo il balneare il balneare tipico: gente nata e cresciuta sul mare che vive di salsedine e di sole. Queste sono le realtà italiane e il governo dovrebbe difenderci», dice sempre Mille pensando a cosa ne sarà delle concessioni che rischiano di essere messe all’asta, anche se non c’è ancora nulla di chiaro sulle eventuali gare e sui tratti di costa da mettere all’asta.
In questo quadro di incertezza rischia di rimetterci il sistema Paese, per Tomei: «Molti titolari di stabilimenti hanno smesso di investire, impoverendo l'offerta turistica complessiva italiana che così subisce un danno. Cosa ancor più grave perché ci si trova alle prese con concorrenti, come Spagna e Francia, sempre più agguerriti. E questo non va bene: ragion per cui le imprese devono avere certezze. Quando si parla di stabilimenti, si parla anche di servizi offerti alla collettività intera, come le attività di salvamento o la pulizia degli arenili». (f.bu.)