Sieropositivo contagia la moglie e abusa del figlio: pena di 13 anni

27 Marzo 2019

L’uomo avrebbe approfittato per 10 anni del bambino e maltrattato la coniuge con problemi psichici La donna non poteva uscire dalla camera da letto per non sporcare. L’imputato da un anno è in cella

PESCARA. Tredici anni di carcere e la decadenza dalla potestà genitoriale. E' la pena che nella serata di ieri il gup Elio Bongrazio ha inflitto a un uomo accusato di abusi sul figlio minore, maltrattamenti alla moglie, abbandono di persona incapace e lesioni personali gravi nei confronti della moglie, contagiata da Hiv.
IL RISARCIMENTO Una sentenza molto vicina alla richiesta che aveva fatto la pubblica accusa rappresentata dal pm Anna Benigni, al termine della sua requisitoria: 14 anni con il rito abbreviato e dunque con la riduzione di un terzo della pena. Il giudice ha anche condannato l'imputato al risarcimento del danno (che verrà stabilito in altra sede) alla parte civile, rappresentata dall'avvocatessa Barbara D'Angelosante che per il ragazzo aveva chiesto un risarcimento di 500mila euro.
Una storia inquietante, sconcertante, di violenza sessuale consumata sul figlio minore per dieci lunghi anni, fino al 2017, fra le quattro mura di casa in una cittadina della provincia di Pescara. Un quadro familiare terrificante. Con un padre, l'imputato, 45 anni, aggressivo, violento e senza scrupoli tanto da arrivare ad abusare del figlio per tanti anni, da quando il piccolo aveva appena 7 anni (oggi non è ancora diventato maggiorenne). NON DOVEVA SPORCARE Un padre che viveva in casa con la moglie malata: una donna con grossi problemi psichici, che in una circostanza avrebbe anche lei abusato del figlio, che veniva continuamente maltrattata e abbandonata a se stessa, anche per giorni, costretta a non uscire dalla sua stanza per non sporcare: vessazioni alle quali la donna non si opponeva per le sue condizioni psichiche. La donna non figura come imputata proprio perché ritenuta incapace di intendere e di volere da una perizia psichiatrica voluta dal magistrato. Un quadro familiare nel quale si inserisce anche un altro personaggio: il compagno del padre, con il quale l'imputato aveva un rapporto sentimentale. Una vicenda resa ancor più complessa dal fatto che la giovanissima vittima sarebbe stata poi instradata dal padre ad avere a sua volta rapporti sessuali con altri del suo stesso sesso, suoi coetanei consenzienti.
LA PAURA DEL CONTAGIO La giovane vittima è attualmente sotto controllo medico per timore che possa essere stata contagiata dal padre, affetto da Hiv, sindrome di immunodeficienza acquisita che l'uomo ha invece già trasmesso con certezza alla moglie (da qui l'accusa di lesioni personali gravi). Una inchiesta anche difficile sotto tanti punti di vista, nel corso della quale, nel marzo dello scorso anno, è intervenuta anche una misura cautelare in carcere richiesta dal pm Benigni e concessa dal gip Antonella Di Carlo, per la quale l'uomo è tuttora detenuto. E poi ancora una consulenza di una psicologa che ha tracciato il profilo della vittima giungendo ad attribuire credibilità al suo racconto, e approfondite indagini, lunghe e complesse, dei carabinieri che hanno permesso di acquisire agli atti anche delle intercettazioni ambientali che non lasciano dubbi su quanto accadeva in quella casa degli orrori. La vittima viene affidata fin dalla nascita a un altro nucleo familiare con un provvedimento del tribunale dei minori dell'Aquila che poi, inspiegabilmente, dopo che il caso esplose, decise di affidare il minore a una struttura specializzata sottraendolo anche alla famiglia affidataria.
SIMULAVA UN GIOCO Il tribunale aveva però disposto da subito che il piccolo, con cadenza settimanale, potesse andare a trovare i genitori. Ed è proprio in quelle occasioni che il padre si chiudeva in stanza con lui e abusava del piccolo, facendogli credere che si trattava di un gioco e minacciandolo, che se non lo avesse fatto, lo avrebbe fatto restare lì a casa sua a dormire. Il ragazzo si decide a parlare soltanto all'età di 16 anni.
Lo fece aprendosi con un'amica della madre affidataria, confidandole la paura che aveva: e cioè di aver contratto una malattia sessualmente trasmissibile visto che aveva avuto rapporti con il padre e poi anche altre esperienze con alcuni suoi coetanei. Il timore della malattia era insorto in lui nel corso di una lezione a scuola in cui si era parlato appunto di tali patologie. Da lì partì l'inchiesta con le audizioni protette del ragazzo e tutto il complesso e delicato iter che ne consegue in casi del genere.