Smaltimento illecito dei fanghi: assoluzione per tutti dopo 9 anni

20 Febbraio 2020

PESCARA. A nove anni di distanza dai fatti contestati alla ditta Nicolaj per lo smaltimento illecito dei fanghi che provenivano dal dragaggio del porto canale di Pescara, il tribunale di Pescara ha...

PESCARA. A nove anni di distanza dai fatti contestati alla ditta Nicolaj per lo smaltimento illecito dei fanghi che provenivano dal dragaggio del porto canale di Pescara, il tribunale di Pescara ha sentenziato l'assoluta inesistenza del reato contestato ai 12 imputati coinvolti, e ha emesso una sentenza di assoluzione con la formula piena, «perché il fatto non sussiste» dai capi di imputazione più importanti, per poi dichiarare gli altri estinti per prescrizione. L'unica condanna ha riguardato la società Nicolaj srl che dovrà pagare una multa di 150mila euro per non aver previsto un sistema di controllo adeguato da parte degli amministratori e che quindi per sei mesi non potrà avere rapporti con la pubblica amministrazione.
Si chiude così una telenovela, nel vero senso della parola, legata sostanzialmente a un codice che secondo la procura era sbagliato. Codice con il quale il macchinario che prelevava i fanghi (soil washing della ditta DEC-NV per la lavorazione dei fanghi di dragaggio) li identificava per determinare dove avrebbero dovuto essere smaltiti. Si parla di rifiuti non pericolosi che secondo l'accusa (il processo è stato gestito dalla distrettuale dell'Aquila competente per questa materia di smaltimento di rifiuti) sarebbero stati «codificati fraudolentemente con il codice 191304, mentre invece erano da codificare, in entrata all'impianto Europiemme di Moscufo», dove vennero smaltiti, «con altro codice».
Un codice ritenuto errato: una tesi accusatoria sconfessata dal collegio del tribunale che ha assolto tutti per quel reato, ma dopo numerose udienze durate anni. Un procedimento molto complesso che ha portato a sequestri, ricorsi al tribunale del riesame e ben cinque ricorsi in Cassazione dove l'avvocato Sabatino Ciprietti, che assisteva i due principali imputati, e cioè il legale rappresentante della Nicolaj, Luca e suo figlio Galileo, quale responsabile tecnico della ditta, ha avuto sempre ragione. Anche sui 105mila euro, per i quali il tribunale di Pescara ha disposto la confisca alla Nicolaj, la Suprema Corte si era espressa sentenziando che non costituivano un profitto, ma soltanto un rimborso per le spese di trasporto sostenute dalla Nicolaj.
Sta di fatto che tutta questa intricata vicenda, che ha finito per tenere sotto scacco una ditta importante per tutti questi anni, poteva essere risolto molto prima visto che dopo le vicende giudiziarie, il Comune di Pescara indisse una nuova gara per 13 milioni di euro che nel febbraio del 2013 si aggiudicò l'impresa Sidra con un ribasso a doppia cifra del 22 per cento e con l'impegno di smaltire quei fanghi in Belgio.
Cosa che non avvenne mai, tanto che il Comune ridusse il compenso di circa 4 milioni alla ditta vincitrice, che depositò i fanghi nell'area di colmata dove si troverebbero tutt'ora. Ma la cosa più strana è che venne utilizzato dalla nuova ditta lo stesso codice che fece finire sotto processo la Nicolaj. Scattò la denuncia in procura, ma i magistrati archiviarono sostenendo che si trattava di una materia civilistica. Adesso arriva anche per Nicolaj e gli altri imputati coinvolti in questa vicenda, la piena assoluzione, ma a distanza di quasi dieci anni.
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