Soffoca il fratello disabile poi si toglie la vita in casa

30 Gennaio 2023

Roberto Tatasciore, di 70 anni, si impicca dopo aver strangolato Antonio di 74 anni Il possibile motivo: forse non voleva che venisse trasferito in una struttura protetta

ORTONA. Ha ucciso il fratello, disabile grave, strangolandolo con un cavo elettrico sulla poltrona. Poi si è tolto la vita, impiccandosi con una corda fissata al sostegno di un letto per invalidi. L’omicidio-suicidio che si è consumato ieri a Ortona, in un appartamento di via Tripoli 43, a due passi dal centro, è una tragedia della disperazione che sconvolge una città intera. Roberto Tatasciore, 70 anni, pensionato, viveva per il fratello Antonio, di quattro anni maggiore. Ma qualcosa, in una fredda domenica di gennaio, dev’essere scattato nella sua mente: è probabile che non si sia rassegnato all’idea di vederlo peggiorare giorno dopo giorno oppure che non abbia retto alla prospettiva di separarsi da lui.
IL POSSIBILE MOVENTE
Nulla faceva immaginare un epilogo del genere. Anche perché, per Antonio, era stata trovata una struttura di accoglienza per disabili, un luogo in cui sarebbe stato assistito da personale specializzato. È impossibile affermare con sicurezza se questo drastico cambiamento nell’esistenza di entrambi possa aver inciso. Quel che è certo è che, prima di farla finita, Roberto ha deciso di togliere la vita alla persona che amava di più al mondo e dalla quale non si separava mai. Sul dramma familiare indagano i carabinieri della compagnia di Ortona, sotto il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani. Ma non c’è nessun giallo, non ci sono enigmi da risolvere: resta solo il dolore insostenibile del terzo fratello, Tommaso, che – pur non vivendo nella casa di via Tripoli, per intenderci nella zona dell’ex tribunale – aveva con loro contatti quotidiani.
CHI ERANO
La domenica di Roberto e Antonio, nell’appartamento al pianterreno di un bel palazzo che si sviluppa su quattro livelli più la mansarda, sembra andare avanti come tante altre. Sono due pensionati, da diversi anni: Roberto era un dipendente della Samputensili, una ditta specializzata nel settore metalmeccanico che aveva la sede sulla strada Marrucina. Anche Antonio, nonostante la sua disabilità, aveva lavorato come usciere all’Ufficio territoriale per l’agricoltura a Lanciano.
L’ULTIMA VISITA
Ma torniamo a ieri mattina, quando Tommaso va a visitare i due fratelli, come fa spesso: li trova tranquilli, non è insospettito da nessun dettaglio, né da qualche frase pronunciata da Roberto. Quest’ultimo, di recente, è forse apparso un po’ più giù del solito, ma non ha manifestato particolari sofferenze. Il dramma, probabilmente, avviene poco dopo che Tommaso lascia l’appartamento e torna nella sua abitazione.
LA TRAGICA SCOPERTA
A distanza di qualche ora, ecco la scoperta della tragedia. Sono le sei e mezza di sera quando lo stesso Tommaso, che ha trascorso parte del pomeriggio all’Iper di Ortona, si reca di nuovo dai fratelli per la consueta visita serale. Ma nessuno risponde al campanello. A questo punto apre da solo la porta dell’appartamento al civico 43, di cui ha le chiavi, e si trova davanti una scena che spezza il cuore: i corpi senza vita dei fratelli. Uno è in camera da letto, l’altro nel salotto. Tommaso, distrutto da un dolore indicibile, attiva immediatamente la macchina dei soccorsi.
I SOCCORSI
Sul posto, nel giro di pochi minuti, si precipitano l’ambulanza del 118 e le pattuglie dei carabinieri della stazione di Ortona e del nucleo operativo e radiomobile. Ogni soccorso, però, risulta inutile: secondo il medico, i decessi sono avvenuti già da diverse ore. Solo in quel momento, alla vista dei lampeggianti delle gazzelle dell’Arma piombate davanti al palazzo, i residenti capiscono che è successo qualcosa di gravissimo. Nelle ore precedenti, infatti, non hanno avvertito grida oppure rumori strani. No, nessuno di loro avrebbe immaginato neppure lontanamente che quell’appartamento al pianterreno potesse trasformarsi nella tomba di due fratelli che vivevano praticamente in simbiosi e che mai hanno visto litigare.
LE INDAGINI
All’interno dell’abitazione, i rilievi dei carabinieri vanno avanti per un paio d’ore. Fin da subito è evidente che si tratta di un omicidio-suicidio. Gli investigatori raccolgono le testimonianze per ricostruire le ultime ore di vita dei fratelli. A metà serata, i corpi vengono portati via dai necrofori e trasportati all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, mentre l’appartamento finisce sotto sequestro. Nelle prossime ore, forse già oggi, la procura teatina affiderà l’incarico per l’autopsia. Ma non c’è nessun mistero dietro a un omicidio-suicidio innescato dalla disperazione.
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