Soffocò il figlio: assolto e 10 anni in libertà vigilata

10 Febbraio 2016

Il papà di Maxim condannato a 12 mesi per falso, la moglie rinviata a giudizio

PESCARA. «Assolto perché non imputabile per incapacità di intendere e di volere». Sono da poco passate le 15 quando il gup Nicola Colantonio legge il dispositivo che assolve dal reato di omicidio volontario Massimo Maravalle, il tecnico informatico, affetto da disturbo psicotico atipico, che la notte tra il 17 e il 18 luglio del 2014 uccise nel sonno il figlio adottivo di cinque anni Maxim, di origine russa, nella loro abitazione di via Petrarca. Qualche secondo dopo, però, il giudice dichiara colpevole Maravalle per il reato di falso in concorso relativo alle pratiche di adozione del bimbo e lo condanna a un anno di reclusione.

Per questa vicenda la moglie di Maravalle, Patrizia Silvestri, madre adottiva di Maxim, il medico del Servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara, Giuliana Iachini, e il medico di base Fabio Panzieri sono stati invece rinviati a giudizio per falso in concorso. Era stato lo stesso pm Andrea Papalia, ieri rappresentato dalla collega Barbara Del Bono, a chiedere l'assoluzione di Maravalle in quanto, secondo la perizia dello psichiatra Renato Ariatti, all'epoca dei fatti, il tecnico informatico «versava, per infermità, in condizioni di totale esclusione della capacità di intendere e volere».

Il giudice, quindi, non ha potuto fare altro che prendere atto della non punibilità di Maravalle per la morte del piccolo Maxim. Non è stato così per la questione dell'adozione: per Colantonio, evidentemente, il tecnico informatico era ben cosciente quando insieme alla moglie, entrambi assenti ieri, omise di riferire e fornire notizie sui disturbi e sulla sua patologia psichiatrica al tribunale per i minorenni dell’Aquila. Per la questione relativa all'adozione il pm aveva chiesto 8 mesi, mentre il gup ha fissato la pena (sospesa) a un anno.

Maravalle, dunque, è un uomo libero: il giudice ha, infatti, confermato la misura di sicurezza della libertà vigilata per una durata di dieci anni. Il papà di Maxim, inoltre, dovrà continuare a recarsi due giorni alla settimana al Centro salute mentale di Pescara. Allo stesso tempo, però, il gup ha fissato per il 24 marzo prossimo un'udienza per la verifica della pericolosità sociale di Maravalle. Un passaggio importante perché l'attuale misura di sicurezza è legata proprio al fatto che sia socialmente, oppure no, pericoloso.

La vicenda giudiziaria prosegue per la madre di Maxim e i due medici, che saranno giudicati dalla Corte d'Assise di Chieti il prossimo 27 aprile. Per l'avvocato Alfonso Vasile, uno dei difensori di Patrizia Silvestri, la vicenda si sarebbe potuta concludere in modo diverso «perché», ha sostenuto, «tanti erano gli elementi a favore, almeno per quanto riguarda la mia assistita. Verificheremo, cercheremo di capire e andremo avanti, perché siamo convinti che veramente in questa circostanza i coniugi Maravalle abbiano fatto tutto quello che avrebbero dovuto fare». Dello stesso avviso l'altro legale di Silvestri, l'avvocato Carla Panizzi: «Questa», ha commentato, «è soltanto l'udienza di rinvio a giudizio, quindi si tratta di un vaglio dovuto mentre nel dibattimento avremo modo di dimostrare le nostre tesi, sulla base di numerosi elementi documentali e testimoniali, che ci consentiranno di provare l'assoluta estraneità della nostra assistita a qualsiasi condotta le venga contestata». Anche il difensore della dottoressa Iachini, l'avvocato Aldo Moretti, è convinto dell'innocenza della sua assistita: «Il giudice in questa sede ha ritenuto che ci potessero essere negli atti di indagine degli elementi per rinviare a giudizio la mia assistita: ne prendiamo atto e vedremo di sostenere nuovamente le stesse argomentazioni davanti alla Corte d'Assise. Affronteremo il processo con le argomentazioni che erano già state sostenute davanti al gup, sereni e convinti di poter dimostrare nelle sedi competenti l'estraneità della dottoressa Iachini al fatto contestato».

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