Soldi e lavoro, le novità per chi fugge

Un contributo alle famiglie che cercano casa. E i medici rifugiati potranno esercitare
PESCARA. Pubblicato ieri mattina in Gazzetta Ufficiale, è quindi entrato in vigore il decreto Ucraina con cui il Governo ha introdotto un primo sostegno economico per i profughi e per chi li assiste, aprendo anche uno spiraglio per i rifugiati medici e operatori sanitari che vogliono lavorare durante la permanenza in Italia.
IL SOSTEGNO ECONOMICO
Si apre innanzitutto la strada per un sostegno economico a chi è fuggito dall’Ucraina e ha trovato autonomamente una sistemazione in Italia e quindi anche in Abruzzo: al momento si tratta della maggior parte dei profughi arrivati. Il decreto prevede infatti un sostentamento per un massimo di 60mila persone titolari della protezione temporanea che abbiano trovato autonoma sistemazione. Il sostegno economico avrà durata massima di 90 giorni e non potrà andare oltre il 31 dicembre. Non è stata ancora definita una cifra: il decreto rimanda a ordinanze di Protezione civile che dovranno definire i dettagli del sostentamento.
Il decreto, invece, non prevede rimborsi diretti per le famiglie che accolgono ucraini. Ma prevede un contributo giornaliero intorno ai 35 euro per ogni profugo ospitato attraverso la rete delle associazioni del Terzo settore, degli enti di volontariato, delle Ong e delle comunità religiose, anche se si avvalgono dell’ospitalità di famiglie. In sostanza si cerca così di stimolare la nascita di una sorta di accoglienza diffusa per 15mila ucraini, che però deve fare sistema, perché i rifugiati non hanno bisogno solo di un tetto e di cibo ma di tanti servizi e supporti. Atteso per i prossimi giorni un bando da parte della Protezione civile, che ci sta lavorando con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, cui il Terzo settore dovrà rispondere con una manifestazione di interesse. Saranno valorizzate le disponibilità avanzate non da singoli ma da reti.
MEDICI E OPERATORI SANITARI
Il decreto, inoltre, consente a medici e operatori sanitari ucraini di esercitare mentre sono rifugiati in Italia. «È consentito l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 che intendono esercitare nel territorio nazionale, presso strutture sanitarie o socio-sanitarie pubbliche o private, una professione sanitaria o la professione di operatore socio-sanitario in base a una qualifica professionale conseguita all'estero regolata da specifiche direttive dell'Unione europea», si legge nell’articolo 34 del decreto, «le strutture sanitarie interessate possono procedere al reclutamento temporaneo di tali professionisti, muniti del Passaporto europeo delle qualifiche per i rifugiati, con contratti a tempo determinato o con incarichi libero professionali, anche di collaborazione coordinata e continuativa». Servirà una circolare del ministero della Salute per precisare le qualifiche coinvolte. (l.t.)

