Solidarietà ai dipendenti da Sel a Penne Città Aperta

3 Marzo 2016

PENNE. I 400 euberi di personale alla Brioni agitano la politica regionale. Da destra a sinistra, si sussegiono le manifestazioni solidarietà alle famiglie che vivono il dramma di poter perdere il...

PENNE. I 400 euberi di personale alla Brioni agitano la politica regionale. Da destra a sinistra, si sussegiono le manifestazioni solidarietà alle famiglie che vivono il dramma di poter perdere il lavoro. «Non siamo d'accordo, nella forma e nella sostanza, con quanto sembrerebbe deciso dal gruppo Kering di Pinault. Non si può mettere in mezzo alla strada un solo lavoratore, figuriamoci 400. Esprimiamo vicinanza ai dipendenti di Penne e di tutta l'area Vestina. Riteniamo sacrosante le loro preoccupazioni di fronta a un piano industriale che mette a rischio centinaia di posti», dicono il coordinatore locale di Sel, Guglielmo Di Paolo e il coordinatore provinciale Daniele Licheri.

Anche i rappresentanti di ù

Penne Città Aperta, Gilberto Petrucci e Emidio Camplese, esprimo no parole di forte preoccupazione. «È necessario attivare tutti gli strumenti possibili per tutelare il polo tessile di Penne. Nel caso specifico della Brioni» osservano Camplese e Petrucci «non parliamo di operai generici ma di maestri-sarti che hanno mantenuto nel tempo un mestiere che mai nessuna macchina o catena di montaggio potrà sostituire. Tutelare la Brioni, e i suoi dipendenti, significa salvaguardare anche la storia della città di Penne e le tradizioni sartoriali abruzzesi. La Brioni è per Penne come la Ferrari per Maranello; ogni tentativo di dislocazione del sito produttivo sarebbe deleterio per la storia del marchio. Chiediamo ai vertici istituzionali di individuare ogni canale possibile per tutelare i lavoratori che rappresentano l'emblema dell'artigianato». (f.bel.)

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