«Solidarietà con i venezuelani alla fame»

22 Gennaio 2018

Manifestazione all’Aurum dell’associazione Veneuropa: «Di Maio riveda le sue posizioni su Maduro»

PESCARA . Hanno atteso l’arrivo dei big Cinquestelle, che ieri hanno partecipato ai lavori della piattaforma Rousseau, per chiedere solidarietà nei confronti del popolo venezuelano, da anni alle prese con una feroce crisi economica e umanitaria.
Sono gli esponenti dell’associazione Veneuropa, che ha sede a Bruxelles, che ieri, dai cancelli dell’Aurum, davanti alle telecamere giunte da ogni parte d’Italia per la convention del M5S, hanno denunciato le drammatiche condizioni in cui versano i venezuelani, compresi gli italiani emigrati nel Paese sudamericano. «Chiediamo a Luigi Di Maio», ha detto Maria Claudia Lopez, «di essere coerente con i valori che manifesta, anche nei confronti del popolo venezuelano e dei cittadini italiani, che sono milioni, che vivono in Venezuela. In questo momento c’è in atto un esodo veramente drammatico di centinaia di migliaia di venezuelani che sono alla fame, che muoiono dopo essere rimasti senza alcun tipo di risorsa, come cibo, medicinali, senza sicurezza pubblica. Per esempio, quello che stiamo facendo qui, oggi, in territorio venezuelano non sarebbe permesso. Rischieremo, in questo momento, anche la morte, l’esecuzione, come è avvenuto nei confronti di piccoli manifestanti».
Maria Claudia, architetto, da 25 anni in Italia, e gli altri manifestanti, hanno scelto la data di ieri consapevoli del potenziale mediatico della convention a cinque stelle. «Volevamo accendere i riflettori sulla situazione venezuelana», ha aggiunto, «e chiedere gli esponenti M5S di rivedere la loro posizione in merito al Venezuela, e in particolare a Di Maio che ha manifestato più volte consenso a Maduro, anche quando ha dichiarato, l’anno scorso che l’Italia dovrebbe adottare sistema Maduro quando erano in atto manifestazioni di strada e sono state ammazzate centinaia di cittadini inermi».
Nelle carceri venezuelane, secondo l’attivista, si troverebbero centinaia di italiani di seconda e terza generazione, «prigionieri politici». L’associazione è nata proprio per portare all’attenzione dell’Europa le condizioni nelle quali, da anni, versano i venezuelani, per chiedere alle istituzioni Ue di prendere posizione rispetto al governo. (a.b.)