«Sono ancora fermi in Regione i dodici milioni per l’ospedale»

Penne, il consigliere Ferrante denuncia: i fondi destinati alla riqualificazione del San Massimo non sono mai transitati nelle casse della Asl per poter avviare il piano di recupero strutturale
PENNE. Il futuro dell'ospedale San Massimo preoccupa e non poco il consigliere comunale di lungo corso Vincenzo Ferrante. «Dopo il recente riconoscimento, da parte del ministero della Salute, come presidio sanitario di area disagiata, ci si chiede quale ne sarà il futuro e su quali attività si dovrà riprogrammare il livello dell’assistenza. Alla luce di quanto viene riferito da tecnici e operatori» sostiene Ferrante, «mi domando come sarà possibile continuare a esercitare le professioni mediche in un ospedale privo ormai dei requisiti tecnici e strutturali indispensabili».
Insomma, per il consigliere d'opposizione di Alleanza Civica, alla base dei tagli e delle riduzioni di reparti e di personale ci sarebbero proprio le gravi condizioni strutturali.
«Da oltre nove anni» prosegue Ferrante «si parla di un finanziamentoper circa 12 milioni di euro finalizzato alla ristrutturazione del San Massimo. I fondi, però, non sono mai transitati nelle casse della Asl di Pescara, né destinati dalla Regione Abruzzo. Non basterà, purtroppo, il frastuono dei comitati salva ospedale a impedire il decadimento di una struttura oramai obsoleta. L'attuale amministrazione ha dedicato troppo tempo alla questione del Punto nascita perdendo l'attenzione sulla reale domanda di salute del comprensorio. I cittadini di Penne hanno bisogno di risposte chiare, concrete e immediate», prosegue il consigliere di Alleanza Civica. Il rammarico della comunità locale, oltre ai numerosi depotenziamenti che negli ultimi anni hanno influenzato negativamente il San Massimo, riguarda anche la struttura sanitaria del Carmine, costruita all’inizio degli anni Ottanta, oggi utilizzata solo per una piccola porzione come distretto sanitario. L'ospedale del Carmine, costato all’epoca oltre 25 miliardi di vecchie lire, doveva essere un presidio psichiatrico, ma con la legge Basaglia e la conseguente abolizione dei manicomi si decise di farne un centro all’avanguardia per la geriatria. Furono acquistati tutti gli arredi e le attrezzature necessarie, per un costo aggiuntivo di oltre un milione di euro. L’imponente struttura fu dotata anche di una sala convegni da circa trecento posti, ma il polo sanitario non è mai decollato e da anni è nel più totale abbandono, oltre a costituire un rischio di fallimento per il Comune, causa l’esproprio mai pagato dei terreni alla famiglia Cutilli.
Il direttore generale della Asl, Claudio D’Amario, aveva ipotizzato di trasferirvi l'ospedale San Massimo, ma il costo elevato di questa operazione – 46 milioni di euro - ha fatto decadere il progetto. Da anni, Penne attende di essere dotata di un ospedale funzionale al 100% che possa servire nel miglior modo possibile l'area vestina. Forse rimarrà per sempre un sogno e la città del mattino dovrà accontentarsi del paradosso di due strutture sanitarie zeppe di contraddizioni e gravi carenze funzionali.
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