Sono in carcere, ma con il reddito di cittadinanza: in 14 nei guai

30 Settembre 2020

PESCARA. Il reddito di cittadinanza, che tante discussioni ha provocato anche a livello politico come misura di aiuto per le famiglie, è uno strumento sempre a rischio per il fatto che ne potrebbe...

PESCARA. Il reddito di cittadinanza, che tante discussioni ha provocato anche a livello politico come misura di aiuto per le famiglie, è uno strumento sempre a rischio per il fatto che ne potrebbe usufruire anche chi non ne ha bisogno o non ha tutti i requisiti necessari.
Difficilmente, però, si potrebbe andare a pensare che ad avere ottenuto questo beneficio sia qualcuno che è detenuto in carcere.
E invece, grazie a una serie di controlli, gli uomini del comando provinciale della Guardia di finanza di Pescara sono riusciti a smascherare anche questo tipo di richiedenti.
Incrociando una serie di dati, le fiamme gialle hanno scoperto ben 14 cittadini che hanno indebitamente percepito il reddito di cittadinanza per un totale di ben 95mila euro, «omettendo», come scrive la finanza in una nota, «di dichiarare situazioni soggettive costituenti cause di esclusione dall'accesso alla particolare misura di sostegno». La normativa sul reddito di cittadinanza è piuttosto precisa e la concessione del sostengo economico quale misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale è subordinata a una serie di requisiti reddituali, patrimoniali e anche alla cosiddetta compatibilità che i nuclei familiari devono possedere cumulativamente al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell'erogazione del beneficio.
E fra questi requisiti di compatibilità c'è anche «l'assenza di uno stato di detenzione» e più in generale di sottoposizione a misure cautelari personali. E se a essere sottoposto a misura cautelare è un componente del nucleo familiare di chi ha fatto richiesta del reddito, la norma prevede che il sostegno venga ridotto secondo parametri prefissati.
Ed ecco perché la finanza ha deciso di effettuare uno screening di tutti quei soggetti arrestati dallo scorso mese di aprile. Una ricerca che ha permesso di scovare questi furbetti che hanno presentato la domanda per ottenere il beneficio, mentre erano in stato di detenzione carceraria o non hanno comunicato la carcerazione loro o di un familiare convivente.
Soggetti sottoposti per la maggior parte a misura per reati di traffico di sostanze stupefacenti, ma anche per reati contro il patrimonio come l’usura, l’estorsione e il furto.
I "furbetti del reddito" sono stati dunque denunciati alla procura per aver fornito dichiarazioni false e omesso informazioni dovute in sede di richiesta di reddito e contestualmente all'Inps per la revoca e il recupero del beneficio economico. (m.cir.)
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