Sos dal rapinatore pentito: allacciatemi il gas in casa

3 Aprile 2015

Ai domiciliari in via Aldo Moro dopo tre colpi, Emanuele Paolini lancia un appello «Ho agito per necessità, adesso non posso neanche cucinare per i miei figli»

PESCARA. È il bandito che ai primi di settembre, armato di taglierino e coperto da un casco, ha assaltato due agenzie di scommesse nella zona stadio portando via prima 1.400 euro e poi 600 euro. È lo stesso bandito che pochi giorni dopo, l’11 settembre dell’anno scorso, sempre con quel taglierino alle due di notte è andato a rapinare l’Eni Cafè, il bar dell’Agip di viale Pindaro, ma mentre scappava con 4.200 euro è stato fermato da alcuni clienti che, racconta lui stesso, «mi hanno dato una bottigliata alla testa da dietro e mi hanno fatto cadere».

Arrestato allora, è ancora ai domiciliari in via Aldo Moro, Emanuele Paolini, 39 anni e tre figli di 14, 17 e 18 anni. E dalla sua casa-prigione, ha telefonato al Centro per dire: «Non chiedo soldi, chiedo solo l’allaccio del gas. L’altra mattina il ragazzo di mia figlia mi ha caricato la bombola, ma così non posso andare avanti. Già sono bloccato a casa, e adesso non posso neanche cucinare. Lo dico per me e per i miei figli».

Separato dalla moglie, Paolini, nome noto alle forze dell’ordine anche per i suoi trascorsi con la droga, dice pure: «Da cinque anni non tocco più niente, sono in cura con il metadone, ma mi sto rimettendo in piedi. Mi sono separato da mia moglie e faccio quello che devo fare per le tre rapine. Ma che si sappia, prima non l’avevo mai fatto. Se l’ho fatto è perché non avevo un soldo. Con i soldi delle prime due rapine ci ho pagato le bollette, la luce, il gas. Ci ho fatto la spesa, e ho comprato le scarpe a mio figlio. Si sa come sono gli adolescenti, vedono gli altri e chiedono, mentre io non potevo mai. Così ho detto “Mo ci provo”. O va bene o va male. La prima è andata bene e così ci ho riprovato, con il taglierino e il casco in testa. La terza volta mi è andata male e sono finito in carcere. Se c’era mia madre però non succedeva, non lo facevo, perché stavo come un fiore. Vengo da una famiglia perbene, io».

Una madre che Paolini dice di aver perso per un male incurabile dopo che un aneurisma aveva stroncato anche la sorella di 28 anni che aveva un negozio di frutta ed era legatissima a lui. «Siamo sempre stati una famiglia perbene», ripete, «mio padre e mia madre avevano un’impresa di pompe funebri, la Paolini Giancarlo dove ho sempre lavorato. Purtroppo dopo mia madre si è ammalato anche mio padre e l’agenzia è stata chiusa. Io avevo un matrimonio sbagliato, mi sono separato e adesso piano piano sto ritrovando la mia strada. Ma non è facile, perché gli assistenti sociali è vero, non mi hanno mai negato un aiuto, ma quando manca l’indispensabile è tutto più difficile. Quando non hai il gas, quando non hai neanche 58 euro per pagare la luce, come si fa ad andare avanti? Non cerco soldi, ma solo l’allaccio del gas. Dicono che costa 700 euro, io da solo non ce la farò mai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA