Sos degli artisti: «Fondi per non farci chiudere»

11 Giugno 2020

Protesta simbolica, tutti seduti come spettatori, dei lavoratori dello spettacolo di fronte al teatro Michetti: appello da Vallone, Oliva, Vicino, Di Fulvio e D’Amico

PESCARA. Seduti, come spettatori in attesa. Alle loro spalle il Teatro Michetti, luogo simbolo della cultura, da anni abbandonato. Così i lavoratori dello spettacolo abruzzesi hanno messo in scena la dura realtà che vivono dagli inizi della pandemia, ancora lontana da un ritorno alla normalità.
Ieri mattina, una delegazione della federazione spontanea E.Cu.A, Enti culturali autonomi, costituitasi ad aprile e che conta circa 140 rappresentanti in tutto l'Abruzzo, ha manifestato al suono dell'hashtag #nessunchiuda, prendendo in prestito l'aria pucciniana.
GLI ULTIMI A RIPARTIRE «Siamo stati i primi a fermarci, saremo gli ultimi a poter ripartire», spiega l'attore e regista Milo Vallone, ideatore e portavoce della manifestazione. «Siamo qui per rivendicare i nostri diritti prima come lavoratori e poi come operatori culturali. Se non per qualche piccolissimo intervento, siamo stati completamente dimenticati».
Due i grandi temi messi in luce dagli artisti abruzzesi del teatro, del cinema, della musica, della danza e i tecnici del settore. In primo luogo, l'attuale incertezza sulla ripartenza degli eventi e in seconda battuta i fondi necessari alla sopravvivenza degli enti culturali autonomi territoriali.
IL SALVAGENTE «Mentre per altri settori la fase 2 è cominciata, noi siamo fisiologicamente impossibilitati a svolgere la nostra attività. Se dobbiamo rimanere chiusi, chiediamo un salvagente per non buttare definitivamente quello che in una vita abbiamo costruito», dice Vallone.
A destare la preoccupazione più grande della federazione sono i tagli dei fondi destinati alla cultura. La Regione aveva stanziato per il 2020, 2,5 milioni di euro.
RISORSE TAGLIATE «Nel decreto Cura Abruzzo 2», specifica «queste risorse sono state ridotte a un milione di euro, dando priorità agli enti riconosciuti dal Fus (Fondo unico dello spettacolo), ossia quelle istituzioni culturali abruzzesi già finanziate dal ministero che otterranno contributi al 100 per cento, anche se non potranno operare. La Regione, invece di coprire le falle prodotte dal governo, è andata a premiare quelle stesse istituzioni con fondi previsti per noi enti autonomi».
«Molte delle nostre realtà», aggiunge la regista e scrittrice teatrale Federica Vicino, «portano la cultura nell'entroterra in zone dove le istituzioni del fondo unico dello spettacolo non arrivano, a dimostrazione della funzione sociale, pedagogica e culturale che svolgiamo».
I FONDI COMUNALI L'E.Cu.A lamenta l'assenza di risorse anche a livello comunale, dove per il 2020 erano stati stanziati 90mila euro, sottolinea Vallone, «dei quali una buona parte è stata utilizzata per altro. Non chiediamo nuovi stanziamenti, ma non capiamo perché saccheggiare risorse fondamentali per mantenere attivi i nostri polmoni di bellezza».
«È un problema che riguarda il comparto culturale a tutto tondo, inclusa la parte tecnica. Non si può fare alcuna politica culturale se non si darà ossigeno all'asse portante della cultura regionale», dichiara l'attore e regista Edoardo Oliva.
«Ci aspettavamo una maggiore disponibilità dalle istituzioni e invece abbiamo ricevuto totale indifferenza», commenta il musicista Maurizio Di Fulvio.
PROPOSTA DI SOSTEGNO Un mese fa, la federazione era stata invitata dall'assessore regionale Mauro Febbo a produrre una proposta di sostegno per le attività legate al mondo dello spettacolo, tra le più penalizzate sia dal lockdown sia dai protocolli di distanziamento sociale.
«Non abbiamo mai ricevuto risposta», evidenzia l'attrice Francesca Camilla D'Amico, rappresentante del coordinamento dei Lavoratori Abruzzesi dello Spettacolo Extra Fus, che ha affiancato E.Cu.A nella protesta. «Oggi, non sappiamo con quali criteri verranno distribuiti questi fondi e non abbiamo ricevuto alcun ristoro che ci possa far andare avanti».
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