Sos di un imprenditore: dipendenti ancora senza cassa integrazione

SAN GIOVANNI TEATINO. Accelerare sull’erogazione della cassa integrazione per i dipendenti. È l’accorato appello che arriva da Alessandro Addario, direttore vendite del gruppo Artigli su tutto il...
SAN GIOVANNI TEATINO. Accelerare sull’erogazione della cassa integrazione per i dipendenti. È l’accorato appello che arriva da Alessandro Addario, direttore vendite del gruppo Artigli su tutto il territorio nazionale. Presente in Abruzzo con due punti vendita, a Sambuceto nel centro commerciale Ipercoop e a Chieti a Megalò, Artigli conta circa 20 dipendenti. Con il lockdown per il personale è scattata la cassa integrazione in deroga dal 16 marzo, al momento attiva fino al 16 maggio. Ma a oggi nessuna delle commesse l’ha ricevuta.
«Le mie dipendenti sono in grandissima difficoltà», spiega Addario, imprenditore pescarese, «hanno ricevuto lo stipendio per i primi 15 giorni di marzo che l’azienda ha regolarmente erogato, ma da allora non hanno ottenuto ancora nessun aiuto statale. Parliamo di ragazze, di madri, donne separate e anche giovanissime nonne, che da quasi due mesi non hanno più alcuna forma di sostentamento». Presente in tutta Italia, il marchio impiega circa 200 donne. In Abruzzo nei due negozi lavorano dipendenti tra i 24 e i 57 anni.
«Siamo presenti in tutta Italia, da nord a sud, e la problematica è la stessa ovunque», specifica il direttore vendite, «ma l’Abruzzo ha avuto dei ritardi che la stessa Regione ha ammesso, ed è stata tra le ultime a inviare all’Inps i dati necessari all’attivazione della Cig. Come gruppo nazionale, l’azienda ha già fornito i dati di tutto il personale all’Inps, ma non sono ancora stati emessi i codici delle pratiche per procedere alle erogazioni».
L’allarme del direttore continua: «Ogni giorno ascolto dalle mie dipendenti le fatiche costanti che fanno per andare avanti. Molte di loro non riescono neanche a fare più la spesa. Nessun aiuto arriva nemmeno dalle banche che, con procedure complicate, di fatto non forniscono la liquidità assolutamente necessaria. Sono persone allo stremo così come lo siamo noi aziende, che non abbiamo ricevuto alcun sostegno statale nonostante ogni mese continuiamo a versare risorse economiche per affitti, tasse e contributi».
A pesare sulla situazione del gruppo di abbigliamento femminile ci sono le spese che, pur con la sospensione dell’attività commerciale per via della pandemia, continuano a essere versate.
Per ogni punto vendita abruzzese, «Artigli spende tra gli 80mila e i 100mila euro di affitto all’anno», illustra Addario, «più ci sono altri 25-30mila euro di spese di condominio. Ai costi fissi, nelle prossime settimane dovremo aggiungere almeno 15mila euro di investimenti per le sanificazioni e per le attrezzature necessarie a una riapertura in sicurezza. In tutto ciò però siamo nella più totale incertezza su una data di ripartenza». Se la fase 2 per il commercio al dettaglio, al momento dovrebbe iniziare dal 18 maggio, «sul futuro dei centri commerciali», prosegue, «nessuno si sbilancia. Ci aspettiamo date certe, ma anche aiuti economici per le attività al loro interno».
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