Sotto choc i vicini di casa «Una famiglia esemplare»

Cocco e i figli hanno gestito un’impresa edile che ha operato anche a Roma Negli ultimi tempi si erano diffuse voci di denunce e di problemi tra i coniugi
BRITTOLI. Un fulmine a ciel sereno per chi ricordava i Cocco come una famiglia gioviale e serena, quasi modello. Un po’ meno per chi, negli ultimi anni, aveva sentito parlare delle liti sempre più frequenti tra le mure domestiche, nel villino di contrada San Giuseppe all’ingresso di Brittoli. È qui che ieri mattina si è consumata la tragedia: l’ennesimo alterco tra Cesidio Cocco, 74 anni, e la moglie Cleonice Di Sano, otto anni più giovane, è sfociato nella colluttazione con il figlio 47enne Massimo, che è costata la vita al genitore.
Tutto è avvenuto nella casa di famiglia, dove i Cocco vivevano da sempre. A costruirla era stato il padre di Cesidio, e qui Cesidio si è stabilito dopo il matrimonio. All’esterno è ben visibile quella che è stata a lungo l’attività dei Cocco: intorno all’abitazione restano cataste di mattoni e tegole, pezzi di impalcature e ponteggi, cumuli di sabbia: padre e figli infatti hanno gestito per anni un’impresa edile, tra le più note nella zona e non solo.
Ad avviarla era stato proprio Cesidio che, pur non essendo figlio di muratori, da ragazzo aveva imparato il mestiere facendo l’apprendista con i tanti mastri muratori del paese. Del resto a Brittoli questa è una professione abbastanza diffusa: sono tanti i brittolesi che sono emigrati per lavorare nel settore edile. Una parte consistente di paesani, che con il ritorno in estate fa triplicare la popolazione del borgo, tra gli anni ’60 e ’70 si è stabilita a Roma. Cesidio Cocco, invece, dopo gli inizi, è rimasto in paese. Piccoli lavori di ristrutturazione, finiture, opere di muratura, palazzine: faceva un po’ di tutto la ditta che, fino alla pensione di Cesidio, era a completa conduzione familiare.
Con il padre lavoravano i primi tre figli: Massimo, Sergio e Fabio. La moglie Cleonice, conosciuta come Tilde, era invece rimasta casalinga, e si preoccupava soprattutto di accudire il figlio più piccolo, disabile che pochi mesi fa ha compiuto 30 anni. L’azienda ha vissuto a lungo anni felici, tanto che i Cocco hanno avuto occasione di lavorare non solo fuori Brittoli, ma pure fuori Abruzzo. In particolare a Roma, dove hanno costruito nella zona di Lunghezza, nella periferia est della capitale.
L’impresa edile ha cessato l’attività una dozzina d’anni fa, quando Cesidio è andato in pensione. Ma ogni figlio pare abbia preso serenamente la sua strada: Massimo, che non è sposato e vive nella stessa contrada dei genitori, ha continuato a lavorare come muratore; Sergio, sposato e con due figli, abita a Civitaquana e lavora con un’azienda del settore ambientale; Fabio, che risiede nel centro del paese ed è sposato con un figlio, è impiegato nel trasporto scolastico a Carpineto della Nora.
Vicini e parenti descrivono i Cocco come quella che una volta era una famiglia modello: cordiali, invitavano gente a casa, quando si trovavano al bar del paese Cesidio spesso offriva da bere. «Una famiglia esemplare, bella, anche invidiabile», la ricorda una vicina. Il modo in cui coccolavano l’ultimo figlio, disabile, colpiva tutti nel piccolo borgo al confine tra le province di Pescara e L’Aquila.
Da qualche anno a questa parte però qualcosa in casa si era rotto, perché sembra che Cesidio e Tilde vivessero di fatto separati in casa, o che almeno per un certo lasso di tempo lo avessero fatto, occupando due piani diversi della villetta alle porte del paese. E le liti, soprattutto negli ultimi due-tre anni, erano aumentate di frequenza ma anche di livello, con i figli che erano soliti prendere le parti della madre.
Qualche amica di famiglia aveva anche consigliato a Tilde di andarsene di casa, o di separarsi in un modo o nell’altro dal marito. Della cosa in paese comunque non si sapeva granché: voci e dicerie più che altro, perché alla famiglia non piaceva che dei propri problemi si parlasse in giro, non voleva suscitare clamore. Le tensioni tra le mura domestiche però erano un dato di fatto, tanto che in passato era stato chiesto l’intervento dei carabinieri. Voci che, alla fine, sono state drammaticamente confermate dalla tragedia di ieri.
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