Spariti 160 mila euro, Florindi e banca condannati a pagare i danni
Dopo il processo penale, c’è la sentenza del tribunale civile su una delle 150 vittime dell’ex promotore «Sofferenza per i risparmi persi, il truffato ha diritto anche al risarcimento dei danni morali»
PESCARA. Centosessantamila euro consegnati, tra il 2007 e il 2008, nelle mani di un «promotore finanziario infedele» che aveva promesso guadagni «sicuri» ma «irreali», con rendimenti dal 30 al 250 per cento. Ma l’«intenzione reale» di Lorenzo Florindi, 45 anni, ex promotore finanziario di Banca Mediolanum già condannato a una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione per truffa e frode informatica, era una: «Intascare il denaro». A dirlo, adesso, è anche una sentenza del tribunale civile che ha condannato sia Florindi che la banca a risarcire uno dei truffati: oltre a restituire, con gli interessi, i 160 mila euro spariti, Florindi e Mediolaum dovranno risarcire anche i danni morali stimati in 20 mila euro e pagare le spese legali. Per il giudice Federica Colantonio, «non c’è dubbio» che la truffa «abbia leso interessi giuridicamente rilevanti, quali il diritto all’integrità patrimoniale e il diritto al risparmio e che abbia comportato per il cliente una sofferenza». Cioè i risparmi di una vita in fumo: «Una sofferenza consistente», sottolinea la sentenza, «derivante sia dal venire meno del rapporto fiduciario con il proprio consulente, seguito in tutte le operazioni, e, soprattutto, dall’improvvisa e rilevante perdita economica di tutti i risparmi, specie se si tiene conto della giovane età (28 anni) della vittima all’epoca dei fatti». E, secondo il giudice, la banca è «responsabile» per «le attività fraudolente commesse» da Florindi.
La sentenza che ha disposto il risarcimento al cliente, difeso dall’avvocato Domenico Russo, docente di Diritto privato alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Teramo, può dare le mosse ad altri pronunciamenti simili: «La vicenda», afferma il giudice, «non fu un caso isolato, né estemporaneo o di lieve entità». Le vittime di Florindi, in base all’indagine della finanza e all’inchiesta penale coordinata dalla pm Anna Rita Mantini, sono «circa 150» per un totale di 9 milioni di euro bruciati.
Ma qual è il meccanismo usato dall’ex promotore finanziario? La sentenza lo descrive. Il cliente truffato ha creduto a un investimento «sicuro», secondo Florindi, e chiamato stock option. Così, a partire dal 2007, gli ha consegnato soldi in contanti e 12 assegni, alcuni anche in bianco. Quegli assegni, però, non sono stati usati da Florindi «per l’esecuzione dei contratti» degli investimenti «ma per transazioni con altri clienti». Infatti, gli assegni del cliente truffati sono finiti nelle mani di altre vittime come presunto «guadagno» o «rimborso» per altri investimenti.
Il giudice ha dichiarato la «responsabilità» della Mediolanum per le condotte contestate a Florindi: l’ex promotore usava «moduli originali» e i contratti sono stati firmati nella sede pescarese della banca, in viale Bovio. «Che Florindi abbia agito spendendo il nome dell’istituto per il quale lavorava è certo», dice la sentenza, «posto che in tale veste era stato conosciuto dall’attore e che in tale veste aveva, quindi, sottoposto allo stesso, con successo, la sottoscrizione dei contratti». Ma Florindi era riuscito a carpire la fiducia incondizionata delle vittime: «Era Florindi a indicare la cifra da apporre sugli assegni e a richiedere che gli assegni non fossero compilati con l’indicazione della data e che fossero intestati alla stesso Florindi con la girata del cliente al fine di “aver a disposizione gli assegni e poterli lavorare nel momento giusto”». Durante il giudizio civile, un testimone, che aveva ottenuto un assegno del cliente truffato, ha raccontato: «Florindi, nel dicembre 2007, gli consegnava l’assegno chiedendogli il favore di versarlo sul proprio conto per avere pari liquidità immediata e il teste, per il rapporto di stima che aveva con Florindi, non chiedeva spiegazioni e provvedeva a effettuare l’operazione richiesta consegnando 12 mila euro in contanti».
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