«Speravamo nella cattura Ora paghi, e non da solo»

La famiglia della vittima sollevata dalla resa del latitante che ha ucciso Antonio L’avvocato: chiediamo chiarezza sulla posizione dell’uomo che era fuori dal pub
PESCARA. «Speravano nella cattura del killer. Volevano che venisse assicurato alla giustizia e ora chiedono che paghi per quello che ha fatto». La famiglia di Antonio Bevilacqua, ucciso in un pub di Montesilvano a soli 21 anni, parla attraverso l’avvocato Giancarlo De Marco. E commenta così la cattura di Massimo Fantauzzi, individuato ieri dai carabinieri tra Montesilvano Colle e Pescara dopo otto giorni di latitanza.
La notizia si è diffusa immediatamente all’interno della famiglia Bevilacqua, a metà mattina. Ma per i parenti di Antonio la vicenda non è conclusa perché ora attendono di sapere se ci saranno ulteriori sviluppi. «Ritengono», dice sempre De Marco, che «andrebbe valutata anche la posizione dell’uomo che si trovava fuori al pub quando l’assassino è entrato e ha sparato ad Antonio. Ci sarebbero degli elementi per incastrare anche lui», prosegue l’avvocato ricordando quanto ripreso dalle telecamere esterne al pub BirraMi di via Verrotti. I filmati mostrano il killer che arriva alle 2.50, tra il 15 e il 16 settembre, con il volto coperto e un fucile in mano. Dirigendosi verso il locale raggiunge e tocca, quasi a volerlo scansare, un 58enne di Pescara che in passato è stato coinvolto in un omicidio. L’uomo si gira su se stesso e si allontana. È stato lui a riferire ai carabinieri, coordinati nelle indagini dal pm Paolo Pompa, di aver assistito davanti al locale alla discussione tra Fantauzzi e Bevilacqua, un’ora prima dell’omicidio, e di aver preso di peso il 46enne per farlo salire in macchina. Lo avrebbe riaccompagnato a casa, a Montesilvano colle, per poi tornare al pub da solo e pagare il conto. Fantauzzi, sempre secondo il testimone, avrebbe cambiato abbigliamento per poi tornare in via Verrotti, al pub, armato di fucile muovendosi con la sua moto, una Honda Cbr 600. Una volta lì davanti i due si sono incontrati di nuovo e l’uomo incappucciato ha spostato il testimone, come per bloccarlo. L’uomo, che si è allontanato subito dal pub, assicura di non aver visto il fucile.
I Bevilacqua si interrogano su tutti questi passaggi visto che killer e testimone, se è vera questa versione, sarebbero andati via dal pub insieme e poi si sarebbero ritrovati casualmente lì davanti. E si chiedono: come faceva, l’assassino, a sapere che Antonio era ancora dentro il pub un’ora dopo la discussione? Come è possibile che sia entrato spedito nel locale alla ricerca del giovane rom? Ecco perché sperano che gli inquirenti valutino tutti gli elementi a disposizione. «Vogliono solo giustizia», sottolinea De Marco. «Volevano che l’assassino venisse preso e non ce l’hanno con i parenti di Fantauzzi», assicura il legale parlando dell’aggressione in carcere della sorella dell’indagato. «I Bevilacqua non hanno spinto nessuno a mettere in atto un gesto del genere, rispetto al quale manifestano il loro disaccordo». (f.bu.)
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