Spiagge all’asta, decreto in vigore I sindaci della costa: è incompleto

Da ieri 19 Comuni della costa possono bandire le gare, ma la norma non prevede ancora gli indennizzi Di Giuseppantonio: «Noi sindaci rischiamo contenziosi con le imprese uscenti. Serve una vera legge»
PESCARA. L’entrata in vigore del decreto Infrazioni, pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale, diventa un’arma a doppio taglio che libera il Governo dalle responsabilità ma fa precipitare definitivamente nel caos il settore balneare innescando contenziosi legali tra imprese e Comuni.
Il dl dell’esecutivo Meloni contiene i criteri per disciplinare le gare delle concessioni balneari, sotto il titolo: “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi derivanti da atti dell’Unione europea e da procedure di infrazione e pre-infrazione pendenti nei confronti dello Stato italiano”.
Varato lo scorso 4 settembre dal Consiglio dei ministri, il provvedimento dà la possibilità ai Comuni di prolungare la validità delle concessioni fino al 30 settembre 2027 e regolamenta le procedure selettive per riassegnare i titoli in scadenza. Restano però da decidere le regole per il calcolo degli indennizzi ai concessionari uscenti, che saranno a carico dei subentranti. Su questo aspetto, infatti, il decreto Infrazioni rinvia a un successivo decreto attuativo che il Ministero delle infrastrutture dovrà adottare entro il 31 marzo 2025.
I Comuni possono attendere il 2027 per avviare in bandi, oppure attivarsi subito, andando però in contrasto con le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di giustizia Ue che hanno proibito le proroghe automatiche. Per di più i sindaci della costa non hanno il potere di regolamentare in autonomia gli indennizzi, che sono di competenza statale.
E se dovessero aprire i bandi senza questo aspetto, potrebbero ricevere ricorsi da parte dei concessionari uscenti, che lo ritengono un diritto.
«Il dibattito sulle concessioni balneari è arrivato a un punto critico, nonostante l'entrata in vigore del decreto che disciplina le gare che i Comuni sono chiamati a bandire», esordisce Enrico Di Giuseppantonio, primo cittadino di Fossacesia e delegato dell’Anci Abruzzo per il demanio marittimo.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a un susseguirsi di ricorsi, rinvii, polemiche, sentenze, conflitti giuridici che hanno coinvolto Tar, Consiglio di Stato, Corte di Giustizia Europea, Regioni e l'Autorità Garante della Concorrenza», rimarca il portavoce dei 19 sindaci della costa abruzzese, «tutto questo mentre i Comuni, sovraccaricati di responsabilità, sono stati lasciati soli a gestire una questione che richiede ben più chiarezza e soprattutto certezze normative». Arriviamo al dunque: «Con il decreto entrato in vigore ieri», avverte Di Giuseppantonio, «il Governo ha fatto un passo avanti con l'Europa, ma restano molti nodi da sciogliere.
Ci sono aspetti che non condividiamo per la complessità delle norme, in particolare quella collegata alla possibilità lasciata ai Comuni di prolungare la validità delle attuali concessioni fino al settembre 2027, che di fatto riprende le problematiche delle precedenti legislazioni. Un punto cruciale», sottolinea, «riguarda l’attesa per il decreto attuativo sui criteri per l'indennizzo, essenziale per garantire equità agli attuali concessionari. Serve una riforma completa che garantisca trasparenza e stabilità a lungo termine. Così come», conclude il delegato Anci, «le entrate derivanti dalle concessioni balneari dovranno in buona parte essere destinate ai Comuni interessati, che oggi si trovano a sostenere spese per gli uffici demaniali, i contenziosi legali e la gestione del litorale ormai non più sostenibili con i soli bilanci comunali».

