Spiaggia, arriva la svolta per oltre 700 balneatori

11 Luglio 2020

Prorogate fino al 2033 le concessioni demaniali: sarà ottimo per il rilancio

PESCARA. C’è la proroga alle concessioni demaniali marittime fino al 2033. Un provvedimento che interessa oltre 700 balneatori in Abruzzo che ora possono programmare il rilancio dopo l’emergenza Covid-19. Il prolungamento dei titoli, infatti, rappresenta per gli imprenditori del mare una solida base su cui poter scrivere il proprio futuro.
LA CONFERMA. L’emendamento al decreto Rilancio approvato nella Commissione Bilancio della Camera estende per altri tredici anni le concessioni balneari, rafforzando e blindando quello che era stato deciso con la legge 145/2018. Quanto stabilito è di fatto una conferma a ciò che era già stato messo nero su bianco un anno e mezzo fa. Da allora, però, non tutte le municipalità italiane hanno provveduto ad applicare le disposizioni. Ecco perché con l’emendamento al decreto Rilancio si rendono ancor più vincolanti i provvedimenti per gli enti comunali, ribadendo il principio dell’estensione della concessione fino al 2033 già prevista per legge. La stessa estensione della durata del titolo, tuttavia, vale solo per chi lo esercita sulle spiagge. Non riguarda, invece, le concessioni in prossimità di laghi o fiumi.
I CANONI. Alla positiva conferma della proroga per altri tredici anni delle concessioni demaniali marittime, ne segue un’altra che invece sconforta tutto il mondo balneare. Il testo del decreto, infatti, sembrava destinato ad abolire i cosiddetti valori Omi per i canoni pertinenziali. Ma l’intervento della Ragioneria di Stato ha ribaltato le previsioni e stoppato l’attesa decisione che avrebbe risolto le difficoltà di molte imprese.
DI COSA SI TRATTA. Per capire bene la questione canoni va fatta innanzitutto una premessa. Questi sono divisi in tabellari - la maggior parte - e pertinenziali. In Abruzzo oltre il 90% degli interessati paga la quota tabellare, ossia un canone stabilito in base ai metri quadrati vantati. Al contrario i pertinenziali - ossia quelli sui beni acquisiti a sè dallo Stato - vengono calcolati sulla scorta dei parametri Omi, ossia del’Osservatorio che stabilisce i valori degli affitti nella zona. Questi canoni sono più costosi rispetto ai tabellari, anche di dieci volte, e mettono in difficoltà i concessionari interessati. A maggior ragione in questo difficile periodo post-pandemia.
LA RIPRESA. L’estensione delle concessioni fino al 2033, comunque, rappresenta un importante tassello a supporto del settore, che deve fare i conti con le difficoltà post emergenza. «Permette di fare investimenti», sostiene il presidente regionale del Sindacato italiano balneare (Sib) Confcommercio, Riccardo Padovano. «È una grande occasione che, insieme a tutti gli altri provvedimenti del governo, penso ad esempio all’ecobonus, rende possibile la programmazione di un rilancio degli stabilimenti e della costa che nel giro di due anni potrebbe essere trasformata. Non è il momento di piangersi addosso», continua Padovano, «piuttosto è l’ora di agire. Bisogna lavorare e questi presupposti creano entusiasmo e voglia di fare tra gli imprenditori».
PERTINENZIALI. Anche a Padovano, però, resta l’amaro in bocca per la norma salva pertinenziali saltata. «Crea una disparità di trattamento nella categoria e in più mette in crisi una fetta di imprenditori del settore. C’è chi così non riesce nemmeno a riaprire l’attività. È dello stesso avviso Giuseppe Susi, presidente regionale della Fiba Confesercenti.«I parametri Omi hanno portato i canoni alle stelle, molti non riescono a pagarli, altri chiudono. In Abruzzo su oltre 700 concessioni, circa il 7% sono pertinenziali ed è una questione che va sicuramente risolta».
L’OCCASIONE. Sulla conferma della proroga al 2033 delle concessioni, invece, Susi esprime la sua approvazione: «L’orizzonte temporale si allunga e la possibilità di recuperare gli investimenti certamente permette di investire in modo più consapevole oltre che cifre più importanti», commenta. «Pertanto sì, è un’occasione, ma va detto che l’arco temporale fino al 2033 rappresenta un tempo necessario per il riordino dell’intero sistema demaniale e dell’intero sistema concessorio turistico/ricreativo che c’è in Italia». Per il presidente regionale Fiba Confesercenti è quindi necessaria una legge di riordino organica dell’intero demanio.
LEGAMBIENTE. Chi si mostra tutt’altro che entusiasta dell’estensione delle concessioni per altri tredici anni è Legambiente. «Il nostro atteggiamento è contrario perchè con le proroghe non si darà alcuna certezza, tanto ai concessionari balneari quanto ai Comuni», afferma il presidente regionale Giuseppe Di Marco. L’associazione ambientalista rimarca il fatto che la Corte di Giustizia Europea già nel 2016 ha sentenziato che le concessioni demaniali non possono essere automaticamente rinnovate: «Non si può governare a colpi di proroghe e aggiramenti delle direttive europee che porterebbero all’ennesima procedura di infrazione contro il governo italiano e ad esporre a reati amministrativi i tecnici comunali». Di Marco non dimentica le piccole medie imprese che caratterizzano la gran parte delle gestioni abruzzesi del settore però «va messo in moto un meccanismo virtuoso in cui vengono premiati quegli stabilimenti che investono sulla sostenibilità, tenendo al centro anche le aspettative di chi vuole entrare dentro questo mercato e al tempo stesso l’attenzione sui cambiamenti climatici e il rischio di erosione costiera. Il pericolo», conclude il presidente di Legambiente Abruzzo, «è che si parli di concessioni su spiagge che nella realtà non esistono più».
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