Spiaggia libera diventa uno stagno maleodorante
Francavilla, tratto di arenile letteralmente saccheggiato di uno spesso strato di sabbia trasferito altrove. Zulli: atto illegale e criminoso, il litorale non è una cava
FRANCAVILLA. Protestano i frequentatori della spiaggia libera di viale Tosti che, scippata di uno spesso strato di sabbia, si è trasformata in una grande pozzanghera malsana e maleodorante.
All’origine del problema ci sarebbero degli scavi effettuati verso la fine del maggio scorso nell’arenile del litorale sud, per prelevare grosse quantità di sabbia dalle spiagge libere, poi trasportate altrove con dei camion. S’ipotizza che la sabbia asportata sia stata dirottata in alcuni stabilimenti balneari penalizzati dall’erosione. Due le spiagge libere interessate e danneggiate dalle operazioni di prelievo: la prima, in direzione della rotonda Michetti (dove già l’anno scorso erano stati portati via vari camion di sabbia); l’altra, in corrispondenza del viale Tosti, fra lo stabilimento Summertime e la concessione balneare dell’istituto San Giuseppe.
In entrambi i casi, gli scavi sono stati così profondi da formare un ampio avvallamento, lasciando la sabbia perennemente bagnata. Lunedì scorso, sulla spiaggia libera di viale Tosti, il fenomeno si è aggravato in modo inquietante: nel corso della giornata, l’acqua è salita dal terreno gradualmente, fino a formare una vasta pozzanghera stagnante, piena di schiuma maleodorante. «Hanno rovinato quella che era una delle più belle spiagge libere cittadine» protestano i frequentatori abituali. «Hanno portato via decine e decine di camion di sabbia. È stata una cosa esagerata. Hanno scavato in corrispondenza della condotta degli scarichi a mare e non è escluso che si sia aperta qualche falla da cui potrebbero fuoriuscire liquami putridi. Ora l’arenile è sempre bagnato e malsano. Vogliamo che venga risistemato. Chi ha autorizzato i lavori? Si potevano fare?» incalzano i bagnanti che hanno allertato vigili urbani e Capitaneria di porto, a loro volta già intervenuti per i sopralluoghi. Si dovrà dunque fare chiarezza sulle eventuali responsabilità.
«Hanno usato le spiagge libere come cave di sabbia» commenta l’ambientalista Bruno Zulli, autore di una serie di pubblicazioni sulla questione ambientale di Francavilla. «Quel che è stato fatto è illecito, illogico e criminoso dal punto di vista ambientale, perché quella spiaggia si stava riformando con dune e varia vegetazione. Chiunque l’abbia fatto ha compiuto un atto illegale, anche se autorizzato dal Comune. La competenza è di altri enti: per il prelievo di sabbia, l’ente di riferimento è la Capitaneria di porto, mentre il ripascimento è compito della Regione. Non si distrugge una spiaggia per risanarne altre. A Francavilla, il problema dell’erosione non esiste, è creato dai balneatori. La spiaggia cittadina è sempre stata costituita da una sottile striscia di sabbia, come dimostrano vecchie foto d’epoca. Il territorio è soggetto a un interramento naturale dovuto a un movimento tettonico; la terra avanza verso il mare» sostiene Zulli. «In un tempo lontano, il mare arrivava alle falde della collina; poco più di 200 anni fa, al di qua della statale; ai tempi di Michetti, dove è ora viale d’Annunzio e, 40-50 anni fa, almeno 30-40 metri più verso l’interno. Il fenomeno è tuttora in atto e fra pochi decenni la linea di costa si troverà dove ora sono le scogliere».
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