«Spinelli uccise l’amico di botte» Ergastolo per la morte di Cervoni

1 Giugno 2022

Omicidio volontario premeditato. La Corte d’Assise di Chieti ha condannato il pescarese di 32 anni Il pm Anna Benigni: «Determinanti le intercettazioni e i testimoni che hanno rotto il muro di omertà» 

PESCARA. Massima pena per Guerino Spinelli, il 32enne pescarese accusato di aver ucciso, la mattina del 1° gennaio 2020, in un appartamento del Ferro di cavallo, a Rancitelli, Marco Cervoni di 35 anni. La Corte d’Assise di Chieti lo ha condannato ieri pomeriggio all’ergastolo, con l’accusa di omicidio volontario premeditato con l’aggravante dei futili motivi.
La sentenza del collegio, presieduto da Guido Campli, giudice a latere Maurizio Sacco, è stata emessa dopo circa un’ora di camera di consiglio. Presenti, come in quasi tutte le udienze, Spinelli, difeso dall’avvocato Melania Navelli, e la moglie Loreta Ciarelli. Da parte di Spinelli nessuna parola. Oltre al carcere a vita, è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale e condannato a risarcire in separata sede i danni ai genitori e alla sorella della vittima, assistiti dall’avvocato Salvatore Mezzanotte. Alle parti civili la Corte ha assegnato una provvisionale di 50 mila euro ciascuna, con il pagamento a carico dell’imputato. Accolta in pieno, quindi, la tesi sin dall’inizio sostenuta dal pm Anna Benigni.
Nella sua requisitoria, che si è conclusa con la richiesta dell’ergastolo, il pm ha ripercorso quella mattina del primo gennaio 2020. E cioé: Spinelli come una furia, perché Cervoni non rispondeva alle sue telefonate, va a casa della coppia che da un paio di mesi lo ospitava. Entra nell’appartamento e comincia a picchiare l’amico anche con un bastone, per poi trascinarlo fuori dell’uscio e continuare a colpirlo con dei calci, esattamente come riferito dal vicino di casa che poi parzialmente ha ritrattato perché minacciato.
Dopo la lettura della sentenza, a fine udienza, il pm ha parlato di «frutto del lavoro assiduo della squadra mobile di Pescara, che ha condotto fin dal primo momento le indagini in maniera completa».
«È stato portato avanti il loro lavoro», ha detto il pm, «cercando di dare la qualificazione che la procura riteneva più adeguata e più rispondente alla gravità del fatto». Per il sostituto procuratore, determinanti si sono rivelate le intercettazioni che si stavano effettuando per un'altra vicenda, oltre alle dichiarazioni dei testimoni. «Testimoni», ha sottolineato, «che hanno rotto il muro di omertà», provocando anche una reazione da parte delle persone coinvolte, come «emerge chiaramente dalle intercettazioni».
Di tutt'altro avviso la difesa di Spinelli, che ora ricorrerà in appello, secondo cui «è stata data una condanna esemplare senza movente e senza le prove delle minacce subite».
Nella sua lunga arringa, durata due ore, l’avvocato Navelli ha chiesto la derubricazione da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. «Alla fine hanno negato tutto», sottolinea il legale. «È stato un processo già scritto. Non è emersa alcuna prova. Sono state acquisite le testimonianze. Adesso, in sede di appello, vedremo il da farsi sperando di trovare la cosiddetta giustizia perché continuiamo a crederci. Quella applicata a Guerino Spinelli è una pena inadeguata e sproporzionata per come è andato il processo. Non è emersa la prova di nulla. E inoltre parliamo di un omicidio senza movente. E se non c'è il movente non si possono neppure attribuire quelle che sono le circostanze aggravanti. Lui, Guerino», prosegue l'avvocato, «non ha commentato. Come la moglie, era preparato a tutto, ma di certo nessuno si aspettava l'ergastolo».
Il 22 febbraio scorso, Spinelli aveva detto alla Corte di ricordare poco di quella mattina perché era ubriaco. Contrariamente a quanto sempre sostenuto, aveva però confermato di essere entrato nell’appartamento dove Cervoni era ospite di una coppia da circa due mesi. Aveva detto anche di essere andato lì a fare gli auguri all’amico e poi di aver discusso con lui, ma senza ricordarne il motivo, confermando di essersi picchiato con la vittima che era sporca di sangue, e poi di essere salito a casa della madre che abita nello stesso stabile. E, una volta uscito, di aver visto Cervoni a terra, davanti all’uscio di casa.