Stadi, la Regione non può riaprirli
Per ora resta mille il numero massimo degli spettatori: Marsilio deve rispettarlo
PESCARA. Mille e non più di mille il numero massimo di spettatori negli stadi o negli impianti sportivi al chiuso e all’aperto di qualunque disciplina, a partire dal calcio, e di ogni categoria. Anche il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, dovrà rispettare il parere del Comitato tecnico scientifico nazionale che si è riunito ieri per vagliare il documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni, che ipotizzava la possibilità di aprire ai tifosi fino al 25% della capienza degli impianti. La partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, scrive il Cts, rappresenta «la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus – anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo».
Per questo motivo il Comitato «ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome. Resta, comunque, imprescindibile assicurare – per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore – la prenotazione e la preassegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro, l’igienizzazione delle mani e l’uso delle mascherine». E qualora l’evento non possa garantire le misure di prevenzione, «i numeri indicati nel decreto del presidente del consiglio dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori».
Ma la proposta avanzata dalle Regioni non è bocciata del tutto. Il Cts infatti scrive che «potrà essere riconsiderata sulla base dei risultati del monitoraggio di impatto delle riaperture della scuola e della pubblica amministrazione».
La notizia o non coglie di sorpresa nessuno. Due giorni fa contro questa proposta si era espresso il ministero della Salute, Roberto Speranza, che aveva detto a caldo: «Io sono un grande tifoso di calcio ma in questo momento la priorità dell'Italia deve essere la scuola, non possono essere gli stadi. Lo dico con rispetto perché ci sono persone che ci lavorano e nulla può essere sottovalutato. Non possiamo permetterci leggerezze, il virus circola, abbiamo un vantaggio che dobbiamo conservare. Non commettiamo errori». Per il momento, quindi, il mondo del calcio e non solo deve accontentarsi di quello che il Cts ha concesso e che il ministro Spadafora ha comunicato al presidente Gravina. (l.a.)

