Stadio gratis ai giovani che si fanno vaccinare

23 Agosto 2021

Ecco l’iniziativa per convincere gli adolescenti prima del rientro in classe Brucchi: «I centri restano aperti a tutti e non c’è bisogno di prenotarsi» 

Biglietti gratis per le partite della squadra del cuore ai giovani abruzzesi che si vaccinano. Ma non sarà l’unica iniziativa rivolta alla fascia d’età tra i 12 e i 19 anni. La Regione ha un piano studiato nei particolari dall’assessorato alla Sanità. E il referente regionale per la vaccinazione, Maurizio Brucchi, lo anticipa al Centro sottolineando che è un lavoro di squadra. Si tratta di una serie di iniziative per allettare i giovani a vaccinarsi in vista della riapertura delle scuole, che è l’altro tema in cima alle priorità della campagna vaccinale. La notizia che colpisce di più è certamente l’idea di premiare chi si immunizza regalandogli l’ingresso gratuito allo stadio. Non siamo ai livelli degli Usa dove chi si vaccina riceve 100 euro. Ma ci andiamo vicino. L’Abruzzo inoltre punta a incrementare le dosi libere, senza prenotazione. «Chiunque può venire in tutti gli hub della regione e vaccinarsi», avvisa Brucchi. Ma c’è lo zoccolo duro dei no vax, che però si sta ammorbidendo.
Dottor Brucchi, l’Abruzzo è al quarto posto, tra le regioni italiane, come percentuale di vaccini somministrati in rapporto alla popolazione. Cosa si aspetta nella parte finale di agosto e nelle prime settimane di settembre?
«Mi aspetto di raggiungere presto l’80 per cento della popolazione vaccinata e arrivare quindi al secondo step: l’immunità di gregge. A quel punto, considerando che il 10 per cento della nostra popolazione ha meno di 12 anni, avremmo coperto quasi il 90 per cento degli abruzzesi».
Come pensa di raggiungere questo obiettivo?
«Attraverso l’organizzazione di open day continui, che stanno già dando i loro risultati. La gente è libera di venire a vaccinarsi quando vuole e in qualsiasi hub della Regione. Stiamo cercando di convincere anche i più ostili: perché oggi l’unica salvezza dalla Rianimazione è il vaccino».
È giusto secondo lei rinviare di una settimana la riapertura delle scuole in Abruzzo?
«Non è la data che fa la differenza. Può essere decisiva solo una campagna determinata di vaccinazione per gli studenti, ma anche per gli insegnanti che non si sono ancora vaccinati. Qualche segnale, sul fronte docenti e personale scolastico, c’è stato in questi giorni, ma potenzialmente potrebbe non bastare neanche un mese per immunizzare tutti i prof indecisi. La data di apertura verrà comunque scelta da chi di dovere: il mio ruolo è quello di continuare con la campagna vaccinale, continuando a coinvolgerei giovani con iniziative mirate e che metteremo in campo nelle prossime settimane».
Ad esempio?
«I ragazzi che si vaccineranno, entro una certa data, potranno assistere alle partite di calcio della propria squadra del cuore con biglietti gratuiti. Ma abbiamo in testa anche iniziative culturali di diverso tipo per stimolare i giovani a vaccinarsi».
A quali fasce saranno rivolte queste iniziative?
«Principalmente ai giovani tra i 12 e i 17 anni, perché nella fascia 17-19 li abbiamo quasi tutti vaccinati. Le iniziative di questo tipo saranno rivolte a loro. E poi stiamo richiamando tutti i professori con una sola dose, che sono abbastanza, per convincerli a completare il ciclo vaccinale».
Secondo illustri virologi, come Fabrizio Pregliasco, non sarà mai raggiunta una vera immunità di gregge. È così?
«Non sono un virologo e non posso contraddirlo. Ma voglio rispondere con i dati: oggi abbiamo 11 abruzzesi in Rianimazione e sono tutti non vaccinati. Ad oggi, quindi, l’effetto del vaccino c’è ed è ben visibile. È quasi certo, però, che da qui a qualche mese si dovrà arrivare alla terza dose, per non sprecare quanto di buono fatto finora».
Ci sono scorte sufficienti di vaccini per l’Abruzzo? A quanto ammontano?
«In questi giorni è in arrivo una quantità di vaccini Moderna molto importante. Abbiamo 120.000 dosi a disposizione, più quelle che arriveranno a breve. Siamo coperti a sufficienza».
Nelle ultime settimane l’Abruzzo è passato da 13mila a circa 6mila vaccinazioni giornaliere. Perché il ritmo sta rallentando?
«Abbiamo vaccinato praticamente tutti quelli che volevano farlo. Il periodo estivo non aiuta, perché molti sono in vacanza e tendono a rimandare la vaccinazione. Ma già a partire dalla prossima settimana sono quasi certo che torneremo a viaggiare sopra i 10mila vaccini al giorno».
Sul Centro di ieri abbiamo raccontato la storia di un 30enne no vax, finito in coma farmacologico all’ospedale di Pescara. È diventata un monito per chi non vuole vaccinarsi. Conosce altre storie come questa?
«Di storie simili ne conosco diverse e riguardano anche molti giovani. L’ultima che mi viene in mente è una 27enne no vax, che è attualmente intubata all’ospedale di Pescara. L’altra cosa preoccupante che registriamo è l’atteggiamento ostile di alcuni no vax, all’interno delle corsie dell’ospedale, che sta mettendo a dura prova la pazienza dei medici e degli infermieri. Il personale sanitario mi dice che alcuni di loro sono arroganti e presuntuosi, ed è un atteggiamento che francamente non capisco»
L’Abruzzo non ha ancora applicato sanzioni per gli operatori sanitari no vax, mentre tante altre regioni l’hanno già fatto. È un ritardo voluto?
«No, non è voluto. Abbiamo impiegato tempo a tirare fuori le liste con tutti i nomi. Ma molto dipenderà anche dall’eventuale prolungamento dello stato d’emergenza. Se il decreto sarà rinnovato oltre il 31 dicembre, ha un senso applicare le sanzioni agli operatori sanitari che non si vaccinano. Auspico però che il decreto venga rinnovato presto, perché è inammissibile che in ambito sanitario ci siano dei no vax. Se si ammala un medico o un infermiere, non c’è nessuno che cura il cittadino».
Ma di quanti operatori sanitari non vaccinati stiamo parlando?
«Non abbiamo ancora un prospetto completo e quindi i numeri per provincia non sono definiti. Posso dire però che solo nella Asl di Teramo sono circa 200».
Possiamo dire che i no vax si stanno gradualmente arrendendo?
«Alcuni, tra i meno ostili, stanno venendo a vaccinarsi. Ma c’è uno zoccolo duro a cui neanche la malattia fa paura. È vero che molti di quelli che si ammalano poi si ammorbidiscono e ringraziano i medici. Ma è una lotta ancora dura».