Stadio solo per il calcio? L’atletica leggera si ribella

27 Settembre 2014

D’Agostino (Aterno): l’impianto è un bene della collettività al servizio delle scuole e di altre discipline sportive. Saraceni (Fidal): già ristrutturato con soldi pubblici

PESCARA. Le recenti dichiarazioni dei dirigenti del Pescara Calcio, sull’intenzione di acquisire la gestione dello stadio Adriatico-Giovanni Cornacchia, hanno destato allarme e preoccupazione nell’ambiente dell’atletica leggera pescarese, accentuati dal progetto della stessa società di calcio di ristrutturarlo secondo le proprie esigenze, in modo tale da renderlo più appetibile per eventuali investimenti esterni. Ciò significherebbe, secondo i moderni concetti di offerta di spettacolo calcistico, l’eliminazione della pista di atletica, come dichiarato, l’altro ieri al Centro, anche dal presidente del Pescara Calcio, Daniele Sebastiani.

Una prospettiva inquietante per quella che viene definita la regina degli sport ma che, nel caso di Pescara, potrebbe essere definita la cenerentola senza voce in capitolo. Anche perché, soluzioni alternative neanche vi sarebbero, in considerazione del fatto che lo stadio Adriatico, per giunta intitolato a un campione dell’atletica pescarese, offre opportunità di allenarsi e di ospitare manifestazioni importanti che pochi altri impianti possono vantare in Italia. Da puntualizzare, inoltre, che lo stadio Adriatico-Cornacchia rimane attivo durante la settimana solo grazie alle centinaia di tesserati che svolgono atletica leggera.

Augusto D’Agostino, presidente dell’U.S. Aterno Pescara, la principale società pescarese di atletica, sottolinea la fondamentale funzione sociale di un impianto del genere. «Questo è un bene della collettività a servizio delle scuole, di altre discipline sportive e di attività di avviamento motorio, oltre che dell’atletica agonistica. Inoltre», afferma D’Agostino, «è un palcoscenico per eventi nazionali e internazionali di atletica, con un’efficienza tecnica di prim’ordine. Lo stadio Adriatico-Cornacchia non può diventare merce di scambio con la giustificazione del costo elevato di gestione. Liberarsi di questo patrimonio sarebbe un grave delitto, che peserebbe sulla vita sociale e sportiva della nostra città. E non ci sono interventi sanatori in grado di evitare quello che sarebbe il baratro per la nostra attività ».

Si parla della necessaria partecipazione del Coni nazionale su ogni decisione che riguarda lo stadio pescarese. «Questo impianto, sorto nel 1955, è stato costruito con l’intervento decisivo del Coni, che poi lo ha dato in gestione al Comune di Pescara », precisa D’Agostino. «E’ stato ideato insieme allo stadio gemello di Catania con caratteristiche aderenti alle esigenze dell’atletica leggera, oltre che del calcio. Dagli anni ’60, fino ai Giochi del Mediterraneo del 2009, ha ospitato grandi manifestazioni internazionali di atletica leggera, come poche altre città italiane. Convertirlo esclusivamente per il calcio sarebbe il de profundis per il nostro sport».

Sulla stessa lunghezza d’onda è Enrico Saraceni, delegato provinciale della Fidal. «Forse, i dirigenti della Pescara Calcio dimenticano che lo stadio Adriatico-Cornacchia è già stato ristrutturato di recente per i Giochi del Mediterraneo 2009, con una spesa di milioni di euro provenienti dai soldi pubblici. E’ stato rimesso a nuovo per ospitare i Giochi, che comprendevano tutti gli sport del programma olimpico, compreso calcio e atletica leggera ».

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