Stangata spesa sulle famiglie: in un anno costa 895 euro in più

23 Ottobre 2023

In aumento i prezzi dei prodotti alimentari, ma Pescara si colloca tra le 10 città meno care d’Italia Inflazione al 4,4%: rialzi contenuti per abbigliamento e calzature, nei ristoranti si paga il 2,8% in più

PESCARA. Pescara è tra le dieci città italiane con minore crescita dell’inflazione, ma quando si tratta di prodotti alimentari il dato virtuoso si capovolge e l’aumento dei prezzi sale di più della media italiana. È quanto emerge dalla classifica stilata dall’Unione Nazionale Consumatori, realizzata sulla base dei dati Istat relativi all’aumento del costo della vita. La graduatoria si compone di 79 città. Il capoluogo adriatico si trova al 70° posto della lista (inflazione al 4,4%) che vede la città di Genova in testa come città più cara d’Italia. Quest’ultima ha un’inflazione pari al 7,3%, che si traduce nella maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 1.591 euro per una famiglia media. All’ultimo posto della classifica, e dunque come città più virtuosa in termini di aumento dei prezzi c’è Potenza, con l’inflazione più bassa del Paese (+3,4%) e dove in media si spendono “solo” 671 euro in più all’anno.
AUMENTO DI 895 EURO Pescara, con il suo 70° posto si piazza tra le dieci città più virtuose, chiudendo la top ten delle migliori. Qui l’inflazione è del +4,4%, e cioè un aggravio di 895 euro annui per una famiglia media. Per un nucleo familiare di 4 componenti, il costo sale a 1.182 euro; mentre per una famiglia di 3 persone è di 1.143 euro. A rimetterci sono i single, che si ritrovano un incremento di spesa di ben 568 euro. L’Italia invece vede un’inflazione del 5,3%. A livello regionale, con un’inflazione annua del +7,1%, abbondantemente la più alta d’Italia, la Liguria è la regione più cara, con un’impennata dei costi pari a 1.465 euro su base annua per famiglia.
INFLAZIONE ABRUZZO L’Abruzzo si trova 16° nella classifica, con un'inflazione del 4,8% e cioè di 958 euro per famiglia. Questi dati la rendono la quinta regione meno cara, seguendo solo la Basilicata (la più virtuosa), il Molise, la Puglia e la Calabria. Andando ad analizzare le voci di spesa singole, gli scenari cambiano. In generale, gli indicatori vedono Pescara quasi sempre al di sotto dei costi nazionali. L’unica, salata eccezione, è data dai prodotti alimentari. Per questi generi irrinunciabili, che pesano tanto sulle tasche delle famiglie, l’aumento di spesa è dell’8,8%, ovvero 471 euro in più su base annua, superiore quindi all’8,5 italiano. Vanno meglio le cose per l’abbigliamento e le calzature: se a livello nazionale l’aumento di spesa è del 2,7 per cento, a Pescara è appena dello 0,1. Poco di più è il rincaro per i servizi sanitari e le spese per la salute, che nel capoluogo adriatico salgono dello 0,3%, mentre il dato nazionale sale di 1,7. Appena lo 0,4 per cento in più per l’istruzione (Italia più 1,1). Le cifre salgono, ma rimanendo sempre al di sotto della media del Paese, per quel che riguarda i mobili e gli articoli per la casa, con un più 3,6% a Pescara e un più 5 in Italia.
AL RISTORANTE Per mangiare al ristorante o dormire in albergo a Pescara si spende il 2,8% in più, mentre a livello nazionale il rincaro è del 6,4. Infine per i trasporti l’inflazione è del 4,8% a Pescara e del 5,1 in Italia; mentre gli spettacoli e le attività di cultura hanno un aumento del 3,9% in penisola e dell’1,5 in città. Il dato più positivo riguarda le spese per casa e utenze. In questo caso se per l’Italia si registrano rincari dell’1,9 a Pescara, secondo l’Istat le spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili scendono dello 0,7%.