Stella Maris, non c’è più freno al degrado

Dopo la morte del 24enne tra i disperati, i residenti di Villa Verrocchio denunciano rave party e set per film porno abusivi
MONTESILVANO . Due morti nell’arco di due anni, decine di disperati che ogni giorno vivono tra gli escrementi, locali pieni di rifiuti, rave party, riti satanici e, addirittura, sfondo per un servizio fotografico a luci rosse. È questo scenario di degrado che da decenni caratterizza la Stella Maris. L’aeroplanino, da troppo tempo ormai, non solo ha smesso di volare, ma è precipitato sempre più in basso, schiantandosi sotto il peso della disperazione umana e dell’incuria politica e amministrativa.
A pagarne le spese sono soprattutto i residenti di Villa Verrocchio, esasperati dallo stato in cui versa l’ex colonia sul lungomare e che oggi, all’indomani dell’ennesima tragedia che ha sconvolto la città, si dicono senza parole. La morte di Lorenzo Minnilli, il 24enne di Montesilvano ritrovato martedì mattina senza vita, forse a causa di un’overdose, riaccende non solo i riflettori, ma sconvolge gli animi dei montesilvanesi che ora chiedono alle istituzioni di intervenire una volta per tutte per porre fine a questo stato di abbandono dell’edificio. Se intorno ai tavoli di Comune, Provincia e Regione, da anni, si programma il futuro dell’ex colonia, tra altisonanti proposte di ogni genere – dall’Accademia delle Belle Arti al convitto, passando per il polo di eccellenze enogastronomiche fino al casinò – i lavori di riqualificazione non decollano. Il progetto di rilancio, importo 2, 5milioni di euro, annunciato in pompa magna lo scorso giugno 2016, avrebbe dovuto muovere i primi passi a settembre dello scorso anno. Eppure oggi, a distanza di 11 mesi, del cantiere non vi è nessuna traccia e anche gli interventi di bonifica compiuti, sono stati resi vani dalla presenza di decine di disperati che trovano ricovero nell’ex colonia: senzatetto, tossicodipendenti, prostitute e addirittura famiglie con bambini piccoli. Tra loro c’era anche Lorenzo, trasferitosi qualche settimana fa con il suo cane. Qui ha vissuto per qualche tempo tra rifiuti e disperazione. Stessa sorte per il tunisino 54enne, che nell’aprile 2015 si uccise dandosi fuoco dopo essersi cosparso di benzina. Non serve citare i casi più eclatanti per rimanere senza parole davanti alla Stella Maris. Bastano le stanze bruciate, i locali trasformati in latrine e discariche, le voci sull’organizzazione di riti satanici, il rave party promosso la notte di Capodanno o, addirittura, il servizio fotografico a luci rosse realizzato sulle balconate dell'edificio e testimoniato dagli scatti dei residenti. È sufficiente tutto questo per comprendere lo stato d’animo dei cittadini che non hanno più la voglia e la pazienza di attendere le decisioni della politica, che si superinp i contrasti sulla destinazione d’uso dell’ex colonia. Che la Stella Maris si trasformi in convitto, casinò, casa di cura o istituto di formazione, poco importa. L'essenziale è che non resti il set di un film dell'orrore, perché a volte la realtà è più dura della finzione.
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