Stipendi non pagati, in 40 fanno i decreti ingiuntivi

28 Giugno 2016

Maiella e Morrone in crisi, mancano tre giorni al licenziamento dei 59 dipendenti Nuova beffa: i pignoramenti dei fornitori della casa di riposo di Serra bloccano i conti

ALANNO. Mancano tre giorni al licenziamento dei 59 dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone e alla paralisi dei servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara: i lavoratori, che aspettano ancora 7 mesi di stipendi arretrati, si ritroveranno senza impiego e anziani, disabili e minori disagi resteranno senza assistenza. È l’ultimo atto di una crisi che si trascina da oltre un anno: l’azienda speciale ha un buco di oltre 3 milioni di euro per le tasse mai pagate. E l’azienda speciale marcia di pari passo con la comunità montana Montagne pescaresi (ex Maiella e Morrone): la comunità montana, ente in liquidazione, è titolare dell’azienda speciale e si ritrova anch’essa stretta tra debiti e pignoramenti. I tre giorni che mancano al licenziamento collettivo saranno i giorni della verità perché il 29 giugno si saprà se c’è una cooperativa pronta a riassumere i dipendenti e a garantire i servizi sociali per i prossimi due mesi: una corsa contro il tempo che non prevede inconvenienti.

Ma per i lavoratori le beffe si susseguono: nei giorni scorsi, la commissaria della comunità montana Cinzia De Santis ha annunciato che la Regione ha stanziato 20 mila euro ma anche questi fondi – a dire la verità briciole perché per pagare almeno uno stipendio arretrato a tutti i dipendenti servirebbero circa 60 mila euro – sono stati bloccati: alla comunità montana sono arrivati i pignoramenti dei fornitori della casa di riposo di Serramonacesca, nel frattempo affidata all’esterno. È un altro nodo che viene al pettine: per mesi, non sono stati pagati i dipendenti della casa di riposo e nemmeno i fornitori. Di conseguenza, se gli anziani ospiti (in media tra i 32 e i 34) hanno sempre pagato con regolarità rette mensili da oltre 1.200 euro al mese, dove sono finiti questi soldi?

I lavoratori sono pronti a ricominciare la protesta: senza stipendi hanno aspettato per mesi le promesse dei politici, poi, hanno protestato ma la crisi della Maiella e Morrone si è rivelata impossibile da gestire tanto che l’azienda speciale è stata messa in liquidazione. Per i lavoratori, il tempo di aspettare è finito e circa 40 dipendenti si sono rivolti al tribunale di Pescara per ottenere decreti ingiuntivi relativi alle mensilità non pagate di dicembre, gennaio, febbraio, marzo e aprile: che i dipendenti di un ente pubblico debbano rivolgersi al tribunale per avere i propri stipendi sembra un paradosso e, invece, alla Maiella e Morrone accade anche questo.

La gestione dissennata dellìazienda speciale è arrivata al punto di non ritorno: per anni, la Maiella e Morrone è stata il giocattolo dei politici e, sotto elezioni, il personale ha toccato anche le 148 unità. Il guaio è che, adesso, il peso di una gestione tipica della prima repubblica si scarica sugli anelli più deboli della catena, i dipendenti e gli assistiti. Per tutti gli altri è come se non stesse succedendo niente.

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