Stop ai centri d’accoglienza È polemica sui migranti

Dopo l’annuncio del sindaco di Montesilvano sulla chiusura delle due strutture l’opposizione chiede chiarimenti sul trattamento di profughi e rifugiati
MONTESILVANO. Suscita perplessità il progetto, annunciato dal sindaco Francesco Maragno, di chiusura dei centri di prima accoglienza (Cas) per immigrati, negli hotel Ariminum e Excelsior, per aderire al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che consentirebbe di ridurre il numero dei profughi, portandolo al massimo a 135. È stata già adottata una delibera di giunta ma «non se ne conosce il contenuto», fa notare Cristihan Di Carlo, del Movimento 5 stelle, facendo emergere i suoi interrogativi. «Il sindaco», dice, «non ha chiarito se ci sarà un impegno economico del Comune, quali e dove saranno gli eventuali locali e le attrezzature messe a disposizione, se le strutture di accoglienza saranno idonee ai requisiti richiesti. E poi: che fine faranno i profughi una volta scaduti i termini di accoglienza? Il Comune si attiverà con le forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei cittadini? Ridurre il numero e la concentrazione dei profughi è positivo», osserva Di Carlo, «ma dopo tante parole vorremmo i fatti».
Per Romina Di Costanzo, segretaria del Pd, l’adesione allo Sprar è positiva perché «mostra una valida via» perché i migranti «avviino un percorso personale di inserimento socio-economico». Ma, aggiunge, «pensare di gestire un fenomeno di medio termine con una logica di tipo emergenziale e con un approccio da tifo è velleitario e non aiuta allo scioglimento dei nodi della situazione complessa» che riguarda profughi e rifugiati.
Con i progetti Sprar, fa notare, «l'amministrazione, può essere protagonista e governare meglio il processo e il controllo della struttura, piuttosto che subire passivamente il centro di accoglienza straordinario o gli attuali centri di prima accoglienza» e bisogna «coinvolgere la comunità locale, superando la diffidenza e agevolando il percorso integrazione», stando attenti a non creare differenziazioni territoriali, nella scelta delle sedi, tra «zone di serie A e B».
Per Anthony Aliano (Rievoluzione) il progetto non ha le gambe per camminare. «L'adesione allo Sprar non può determinare la chiusura coatta delle strutture alberghiere che ospitano migranti, che dipendono dalla prefettura». Le promesse di Maragno sono «inconsistenti», dice Aliano, «e il sindaco dovrebbe spiegare come mai solo 8 migranti hanno aderito ai lavori socialmente utili». Lorenzo Silli (Montesilvano in Comune) è dubbioso sul destino dei centri Cas: «non comprendiamo», dice, «se la prefettura ne determinerà la chiusura e dove collocherà gli attuali ospiti. Non vorremmo che Montesilvano si predisponga con Cas e Sprar ad un inevitabile aumento di profughi e rifugiati. Siamo sicuri che i Cas scompariranno, mantenendo solo i centri Sprar?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

