Stop al fermo, ecco il pesce fresco Gli armatori: «Ora prezzi in calo»

22 Settembre 2022

Da oggi i pescherecci possono tornare in mare, ma riparte solo il 40 per cento: da lunedì tutti gli altri Camplone: «Le prospettive non sono affatto rosee, dopo l’estate le famiglie spendono molto meno»

PESCARA. Si torna in mare. Fra ieri sera e stamattina le barche abruzzesi e pescaresi sono tornate di nuovo in mare dopo più di un mese di fermo pesca. Ma non tutte. Nel capoluogo adriatico solo il 40 per cento. Le altre lo faranno da lunedì.
Ieri pomeriggio, al porto, c’è stata una riunione dei rappresentanti della marineria e si è deciso di lasciare libera scelta. «Nei giorni scorsi», spiega l'armatore Doriano Camplone, «si era già stabilito di andare in mare da lunedì 26, poi mercoledì pomeriggio, all’ultimo minuto, il ministero ci ha comunicato la possibilità di poterlo fare da subito. E noi torniamo, ma le prospettive non sono per niente rosee. Il costo del carburante è vero che è sceso rispetto alle settimane scorse, ma è comunque ancora alto. Siamo a poco meno di un euro. E poi», prosegue l’armatore, «c’è la crisi che sta investendo tutti quanti. Andiamo in mare con il mercato del pesce che è quotato basso. I prezzi del pesce sono bassi e questo perché non si vende. La gente non lo compra più come prima. Sino a ferragosto abbiamo lavorato abbastanza, e comunque non siamo andati sotto. Ma finito l’effetto turismo, la situazione è precipitata. Già da fine agosto, le famiglie, come le attività, si sono ritrovate con aumenti su tutti i fronti, dal caro libri al caro bollettte. Risultato? La gente compra e va meno a mangiare fuori. Se i ristoranti in estate lavoravano bene tutti i giorni, adesso solo nei weekend». Camplone ripete che non si prevede nulla di buono. «Però», sottolinea, «in mare dobbiamo tornare per cercare di portare un misero stipendio a casa, per pagare almeno i dipendenti».
Per l’armatore Lucio Di Giovanni si torna in mare con i problemi di sempre. «Ritroveremo», spiega amareggiato, «la stessa situazione che abbiamo lasciato. Ossia famiglie che hanno pochi soldi. Se una volta compravano il pesce due volte a settimana, spendendo 100 euro, adesso lo fanno una volta sola, spendendo 25-50 euro. Non abbiamo grandi aspettative, ma dobbiamo tornare in mare quanto meno per muovere l’indotto. Se proseguiamo a stare fermi, non andiamo da nessuna parte. Di certo, anche per via del prezzo del carburante, non possiamo fare rogrammi. In ogni modo», prosegue, «nei mercati arriveranno grosse quantità di pesci quali triglie, pannocchie, seppie. I prezzi dovrebbero ancora calare. Per noi, niente di positivo».
Ci sono poi i problemi dei fondali del porto che, di tanto in tanto, si insabbiano creando problemi soprattutto alle imbarcazioni più grandi.
«A fine agosto», fa presente Di Giovanni, «sono stati fatti degli interventi che ci dovrebbero permettere di uscire senza particolari difficoltà, fermo restando che c’era stato promesso che a ottobre la situazione sarebbe stata risolta con il dragaggio. Passano le settimane, i mesi e gli anni e la nostra situazione resta sempre precaria».
Torna il pesce fresco a tavola lungo tutto l’Adriatico con lo stop al fermo pesca nel tratto di costa da San Benedetto e Termoli. Restano invece in porto i pescherecci da Brindisi a Napoli, a Gaeta sino al 4 ottobre. Mentre il 3 ottobre partirà il fermo da Livorno a Imperia fino al primo novembre.
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