Stop alla pesca, oggi scatta il fermo Gli armatori: «Così ci distruggono»

19 Agosto 2023

PESCARA. «Lo diciamo da anni che il fermo biologico è strutturato male, dovrebbe essere di due tre-giorni a settimana e non a cavallo tra due mesi estivi. Le città turistico-balneari non meritano...

PESCARA. «Lo diciamo da anni che il fermo biologico è strutturato male, dovrebbe essere di due tre-giorni a settimana e non a cavallo tra due mesi estivi. Le città turistico-balneari non meritano questo trattamento: non si può togliere il pesce dell’Adriatico al turismo sempre più crescente del dopo Ferragosto. E bloccarci in questo periodo significa farci morire, considerando che dal governo non riceviamo i soldi del fermo da due anni, ma il carburante è schizzato alle stelle. Siamo alla fine, rischiamo la rottamazione delle barche».
È lo stato d'animo di armatori e operatori del mare pescaresi alla vigilia del fermo pesca che comincia ufficialmente oggi per concludersi il 24 settembre. Trentasette giorni di stop alla pesca, per consentire il ripopolamento della fauna ittica, che condizioneranno l’intera filiera della marineria dal tratto di costa che va da San Benedetto del Tronto a Termoli. Riccardo Padovano, presidente di Sib-Confcommercio, contesta il periodo del provvedimento: «È strutturato male, il fermo dovrebbe essere tutto l’anno, due o tre giorni a settimana e non nei mesi in cui il turismo del dopo ferragosto è vivace. I turisti ci sono e vogliono il pescato dell'Adriatico». Ma rassicura: «La frittura di paranza, il brodetto e la grigliata ci saranno comunque sulle tavole dei ristoranti e nelle case. Ma merluzzi, razze, gamberetti e scampi arriveranno da Croazia, Grecia e Albania e i costi saranno raddoppiati: una frittura potrebbe lievitare da 7 a 15 euro al chilo». Per Padovano, «la politica sta entrando in una grande confusione, nessuno ha a cuore gli interessi delle piccole e medie imprese perché i pescatori sono pochi e l'argomento è impopolare».
La flottiglia pescarese è composta da 57 imbarcazioni. Massimo Camplone, di recente dimessosi dall’associazione Armatori, a capo della Erminio padre, Emily e Sharon C, 15 dipendenti da pagare ogni mese si dice «molto preoccupato». «Siamo al terzo fermo biologico che il governo non ci paga», attacca l’armatore, «ogni imbarcazione dovrebbe riscuotere dai 3mila ai 10mila euro, a seconda della stazza lorda (GT in Europa) e 2-3mila euro di risarcimento per ciascun pescatore. Lavoriamo 120 giorni l’anno, tra fermo biologico, giornate di stop settimanale e maltempo, ma paghiamo i contributi per 365 giorni l'anno, tra tasse, licenze, telecamere e satellitari per la nostra sicurezza, tutto a nostre spese. E nessuno tiene conto dei nostri sforzi quando dobbiamo fare il pieno di carburante, arrivato, in 40 giorni, da 60 a 85-90 centesimi al litro. La comunità europea non vuole la pesca a strascico che distruggerebbe la fauna marina: ci costringeranno al fallimento.
E sul dragaggio, annoso problema: «Ogni volta che usciamo o entriamo in porto dobbiamo chiamarci, “entri tu o entro io?” perché ormai strisciamo sul fango arrivato a meno di 50 centimetri dal pelo d'acqua. E dopo 37 giorni di fermo sarà anche peggio. Dovremo riprendere il largo da Ortona», conclude.