Strade vuote nella città fantasma Ma i supermercati fanno il pieno

11 Marzo 2020

Clima da coprifuoco con i mercati blindati dalla protezione civile e i cittadini coperti dalle mascherine Ingressi per la spesa consentiti a gruppi, distanze di sicurezza nei bar. Un’anziana: sembra la guerra

PESCARA. Una città spettrale. Silenziosa. Vuota. Il coronavirus, ieri, ha fatto sparire in poche ore traffico impazzito, smog, rumori e gente dalle strade che si è barricata in casa in attesa della fine del passaggio del cataclisma.
il COPRIFUOCO.. A Pescara è arrivato il coprifuoco: negozi, ristoranti e locali chiusi, strade deserte, mercati comunali coperti di via dei Bastioni e piazza Muzii blindati dalla Protezione civile, bus e bar semivuoti, gli operai di Attiva che puliscono indisturbati. L’altra faccia della città è che poco dopo l’annuncio del premier Giuseppe Conte che dichiarava tutta l’Italia zona rossa, intorno alle 23 di lunedì è scattato il primo assalto notturno ad un supermercato di Porta Nuova aperto h24.
LA CORSA ALLE SCORTE. Agli appelli istituzionali a non uscire di casa e stare lontani dagli assembramenti per evitare contagi, un bel numero di pescaresi ha risposto accalcandosi, fino alle 3 del mattino, davanti alle vetrine di Carrefour, market del Molino, per fare rifornimento di viveri. Con i carrelli e i cestelli in mano igienizzati dal personale, la folla ha spinto contro le vetrine fino a quando la vigilanza interna è stata costretta a rimandare indietro la calca e contingentare gli ingressi. L’arrivo di due volanti della polizia ha riportato ordine al caos da panico scatenatosi per la paura di rimanere con i frigoriferi a secco. Dopo la corsa notturna all’accaparramento, ieri mattina la visita al supermercato del capogruppo Udc al Comune Massimiliano Pignoli e dell’assessore all’Ascolto sociale Nicoletta di Nisio per constatare la situazione.
TUTTI CON LE MASCHERINE. Ieri mattina la città si è svegliata spaventata, preoccupata, nuda, di fronte ad una emergenza sconosciuta che sta cambiando abitudini e stili di vita. Le mascherine sul viso, (intere famiglie le indossano, così come addetti alle vendite e cittadini che passeggiano) i guanti, il rispetto della distanza di sicurezza, gli accessi regolamentati al supermercato, le lunghe attese nei piazzali esterni in attesa di essere chiamati ad entrare, uno, due, quattro alla volta, stanno creando situazioni di stress difficili da gestire. Inusuali, lontani dai tempi delle borse nere, razionamenti del pane, carte annonarie. «È scoppiata la guerra civile» urla una anziana donna davanti il supermercato Di Più di via Caravaggio mentre attende il turno per entrare a fare la spesa. L’accesso è regolato dal personale col viso protetto dalla mascherina. Pochi minuti, ed esce un giovane con due carrelli stracolmi di acqua minerale e la spesa per un mese. Avanti un altro. Al bar Sarni di via Misticoni, che da ieri rispetterà l’orario 6-18 come gli altri esercizi della città, le bariste Stefania Masciari ed Emanuela Guetti, esprimono la «forte preoccupazione» dei clienti «che è anche la nostra, di tutti, perché non sappiamo per quanto tempo durerà questo periodo di incertezza». Sui tavoli è attaccata l’informativa sull’obbligo di stare ad un metro di distanza, che le coppiette non rispettano, e il pavimento è delimitato con le strisce adesive. Fuori, lungo le vie desolate, chi fa jogging, chi litiga col vicino, chi porta a mano la bici con tutte le buste della spesa attaccate ai manubri: «La pandemia è vicina», profetizza il giovane che vuole restare anonimo, «le istituzioni ci suggeriscono di rimanere in casa, quindi ho comprato il necessario per non uscire più volte».
MERCATO PIANTONATO. Due volontari della Protezione civile piantonano il mercato di via dei Bastioni. Il loro compito è regolare l’afflusso della clientela. Che non c’è. Scarseggia. Gli operatori storici Alessandro, Antonio, Pino, Pasquale, ci scherzano su: «Ci guardano le spalle i ragazzi della Protezione civile, altro non possono fare: c’è poca gente. Le distanze di sicurezza? Un metro e 60 centimetri di bancone ci separano dai clienti. In questi giorni il calo è stato dell’80% e la gente è spaventata. Una cliente ha comprato 20 kg di verdure, un altro 5 sacchi di patate. Siamo in guerra, abbiamo sottovalutato l’emergenza, si doveva cinturare l’Italia tutta, subito». Buste della spese strapiene anche per Francesca Longobardo e Gabriella Santedicola. I banconi all’ora di chiusura, intorno alle 14, sono colmi di frutta e verdura fresca che acquista Marco Zaino, titolare di uno storico ingrosso alimentare di Popoli: «Le file sono da stadio, esagerate. Il mio negozio è preso d’assalto da richieste di alcool. Non entra nessuno, noi portiamo la merce ai destinatari». Da Snipes, abbigliamento in centro, i commesssi Marco Iezzi, Martina Di Marco e Silvia Passeri, riflettono: «C’è un clima da coprifuoco, nessuno tocca più neppure i soldi, si paga col bancomat». Salgono le vendite di giornali ed enigmistica: «La gente legge di più perché sta a casa», rivela Fabrizia Felizzi, edicolante di corso Umberto.