Strisce pedonali invisibili auto fermate con le mani

16 Maggio 2016

Attraversamenti sbiaditi o inesistenti, lo sfogo dei cittadini: si rischia ogni volta E lungo la riviera ci sono anche i cassonetti che coprono le zebre

PESCARA. Le strisce pedonali in città si intuiscono, al massimo s’intravedono. In ogni caso l’attraversamento da una parte all’altra dei marciapiedi «è un’avventura», e i pescaresi usano una tattica gettonatissima per bloccare le auto: le bloccano mettendo avanti le mani. Ma c’è anche chi, tra gli automobilisti, continua per la sua strada. E non si ferma.

Colpa della maleducazione, ma anche delle strsice pedonali che, in molti tratti, proprio non si vedono. Sul lungomare che dalla Madonnina arriva fino all’altezza di via Leopoldo Muzii, le strisce sono totalmente sbiadite e non offrono certamente un buon biglietto da visita. «Le strisce cancellate sono il male minore di questa città», attaccano Stefano Andreoni e Francesca Carnoso, a spasso con i figlioli sulla riviera dopo aver attraversato una serie di zebre solo intuibili in viale Muzii, «noi abitiamo vicino alla rotatoria, di fronte a via Battisti, da quelle parti uno spartitraffico taglia in due quel poco che rimane di vernice bianca e altri attraversamenti non dispongono di saliscendi per le carrozzine. Ma i problemi più gravi sono il mare inquinato e gli extracomunitari in aumento esponenziale».

«Spesso», aggiunge Carnoso, «passeggio sulla strada parco, anche lì le strisce sono scolorite, e trovo gente equivoca che fa pipì in mezzo alla strada e davanti ai miei bimbi». L’acqua inquinata («come si fa a dire ai bambini che non possono immergersi?» ) impensierisce anche Paolo Iannacci e Claudia Aurisicchio, genitori dei piccoli Luca e Francesco, costretti «a bloccare con le mani gli automobilisti nel tratto finale di via Muzii dove chi si immette sul lungomare, guarda solo a sinistra verso Montesilvano e non a destra, dove ci sono i pedoni in attesa sugli attraversamenti. Quando abbiamo tentato di far capire la questione a un vigile ci ha risposto, liquidandoci, che ci sono i cartelli che gli automobilisti sono tenuti a guardare». La coppia sostiene che negli ultimi tempi «la situazione delle strisce è migliorata».

«In alcuni tratti, come nella zona di via del Santuario, o di fronte allo scientifico Da Vinci ai Colli e alla Di Marzio in via Arapietra le stanno ridipingendo, ma sarebbe meglio fare i lavori di notte per non creare caos di giorno», asserisce Geri Zaimi, albanese di 24 anni, pescarese da venti, in sella alla bici. «Come faccio ad attraversare sulle strisce che non si vedono? Mi avventuro, per fortuna mi riesce sempre», scherza.

La conferma dei lavori di rifacimento delle strisce ai Gesuiti arriva anche da Paolo Sparaco, un altro residente di origini milanesi.

Giovanni Cesarini, 84 anni, ci ha «fatto l’abitudine» alle strisce invisibili di viale Muzii, dove vive da quando è tornato dalla Svizzera, venti anni fa: «In quel Paese è reato persino buttare per terra carte di caramelle, per questo non sopporto la sporcizia e il disordine di questa città». Strisce pedonali coperte dai cassonetti accanto ai marciapiedi, è la denuncia di Giovanni Di Luigi, titolare del bed & breakfast “Hello Rooms”, sul lungomare Matteotti, nelle vicinanze del Ponte del mare: «Spesso vedo gente, distratta dai cellulari, che si fionda sulla strada dopo essere sbucata di corsa da dietro i cassonetti posizionati sulle strisce. Un pericolo per i pedoni e per gli automobilisti che non possono vederli da dietro i contenitori dei rifiuti».

Nel tratto davanti alla Madonnina le strisce che si allungano in curva vengono ignorate, i pedoni, forse per questioni di sicurezza, preferiscono attraversare utilizzando il pezzo di asfalto, tra una striscia e l’altra, antistante il mercato ittico.

La signora Maria Vittoria, pescarese residente a Roma, fa notare che «le strisce lungo la riviera sono troppo ravvicinate e costringono gli automobilisti a una serie di stop e ripartenze destabilizzanti, che possono creare distrazioni».

Un esempio di attraversamenti ravvicinati, all'altezza di via Tassoni. C’è chi, invece, sulle strisce ci parcheggia bloccando anche le uscite per i diversamente abili. «Mi sono fermato solo un attimo», si giustifica un signore con la barba vestito di nero, «mi sposto più avanti» dice mentre si mette al volante.

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