Striscioni, bandiere e applausi: in migliaia salutano Federico, chiesa stracolma e strada bloccata

foto di Giampiero Lattanzio
San Donato e Fontanelle si fermano per l’addio a La Cioppa. Il sacerdote: «È la testimonianza del suo amore». Gli amici: «Ti ricorderemo anche sulla nostra pelle»
PESCARA. «Federì, hai fatto smuovere tutta Pescara», si sente dire tra la folla commossa, tutta stretta attorno alla chiesetta di San Pietro Martire, a Fontanelle. E Federico La Cioppa, 18 anni compiuti da qualche mese, ha fatto muovere davvero mezza città ieri pomeriggio per dargli l’ultimo saluto, dopo una tragedia che ha sconvolto tutti. Se n’è andato nel giorno della festa della mamma, a poche centinaia di metri da casa, mentre percorreva via Lago di Campotosto in sella al suo scooter 125 dopo una serata con gli amici. Uno schianto che gli è stato fatale. Ieri, dopo cinque giorni sospesi tra il rigore delle indagini e l’abisso dell’attesa, oltre mille persone si sono strette in un unico abbraccio.
Bandiere del Pescara al vento, striscioni, il volto di “Cioppa”– come lo chiamavano gli amici – stampato sulle maglie e le note di Vasco Rossi nell’aria: Fontanelle e San Donato si sono fermate per dare l’addio a quel giovane che nei suoi pochi anni si era fatto volere bene da tutti. «È un dolore che deve servire a tutti noi per riflettere e dare più valore al tempo che abbiamo in mano», dice don Tomas Aguilar Espinosa nell’omelia, «a dare più valore a ciò che, più di tutto, può cambiare. Quando vuoi davvero bene a qualcuno, fai di tutto per lui. Fai di tutto pur di accompagnarlo verso ciò che può salvarlo, sostenerlo, rialzarlo. E oggi, vedere questa chiesa piena di amici, di persone unite dall’affetto per Federico, è la testimonianza più bella di quanto lui sia stato amato, di quanto Federico sia stato amico di tutti».
E si vede, perché Federico ieri ha mosso centinaia di persone, riempito una chiesa, con la strada bloccata tra macchine e motorini dei suoi amici che volevano essere lì per lui. Ad abbracciare mamma Manuela, papà Silvio — conosciuti per la loro macelleria di via Tirino — e la sorella Francesca, c’erano gli amici “fratelli” di Federico, quelli che in questi giorni non hanno mai lasciato sola la famiglia e hanno organizzato un ritrovo davanti al Volta, la sua scuola. C’erano i compagni di classe dell’indirizzo Trasporti e Logistica, e gli amici conosciuti sul ring della palestra di pugilato Fight Clubbing di Pescara. E poi ancora i colleghi bagnini della Lifeguard di cui faceva parte ormai da due anni. A salutare il diciottenne anche il sindaco di San Giovanni Teatino, Giorgio Di Clemente, e la consigliera comunale di Pescara, Valeria Toppetti, testimoni di un lutto che ha travalicato ogni confine cittadino.
Come un fiume gli amici, uno dopo l’altro, entravano in chiesa durante la messa per abbracciare la bara e farsi il segno della croce: un viavai continuo in attesa dell’uscita del feretro. «Andremo avanti portandoti sempre nel cuore e, perché no, anche sulla pelle. Continueremo a parlarti, a pensarti, a ricordarti in ogni gesto, in ogni momento vissuto insieme. Questo non è un addio. Un giorno ci rincontreremo», legge una lettera un suo amico, «te ne sei andato sul più bello. Volevi tatuarti il Ponte del Mare, volevi fare il tuo primo viaggio da maggiorenne e, in fondo, trovare anche una ragazza. “Cioppa”, come ti chiamavamo noi, resterai sempre con noi». «Non credo che anime come la tua finiscano davvero. Rimani nelle nostre risate, nei ricordi più belli, nelle cose più vere», legge un’altra amica tra le lacrime.
All’uscita del feretro, il cielo si è colorato di bianco e celeste. Ad attendere Federico c’era l’anima della curva: i Pescara Rangers e i Pescara Youth, uniti nel coro «Federico vive». Un susseguirsi di applausi e lacrime. Poi il volo di palloncini bianchi e celesti e i fumogeni che hanno fatto da cornice alla sua canzone, “Se ti potessi dire” di Vasco Rossi. Poi, il feretro ha attraversato le vie di Fontanelle in un ultimo, lento corteo, scortato dai cori degli ultras. «Se potessi raccontarti per davvero le abitudini di cui non vado fiero, le malinconie, le nostalgie, perfino dei rimpianti per le cose che se avessi adesso ancora qui davanti, le rifarei», cantano gli amici tra le lacrime.
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