Studentessa bullizzata in classe: la scuola condannata a risarcire

28 Luglio 2021

Gli amici testimoniano in tribunale: «La nostra compagna vessata ogni giorno dallo stesso ragazzo» Il giudice: «L’istituto è responsabile perché non ha adottato tutte le misure idonee a tutelare l’alunna»

PESCARA. È stata vessata dal bullo della classe per un intero anno scolastico. «Brutta, grassa, fai le cose sporche con tua madre», la umiliava davanti a tutti, insultandola con parole irripetibili. Al termine di una lunga battaglia giudiziaria, il tribunale di Pescara ha riconosciuto, per quegli episodi, la responsabilità della scuola media, che ora dovrà risarcire la vittima e i suoi genitori. «È evidente che, se l’istituto scolastico avesse posto in essere tutte le cautele necessarie a tutelare l’incolumità dell’alunna, la condotta vessatoria sarebbe stata adeguatamente arginata», è il passaggio chiave della sentenza del giudice Patrizia Medica.
LA CITAZIONE Tutto comincia nel 2018, quando i genitori di Maria (nome di fantasia), assistiti dall’avvocato Giacomo Cecchinelli, citano in giudizio la scuola sostenendo che la figlia, in passato, durante l’orario scolastico, era stata al centro di atti di bullismo da parte di un compagno di classe, Andrea (anche questo è un nome di fantasia), che l’aveva derisa e picchiata in più occasioni. Raccontano che, nei primi mesi del 2015, la ragazzina, esasperata, nel corso di una lezione aveva chiesto alla professoressa di poter parlare con il preside e si era recata da quest’ultimo. Il dirigente scolastico aveva quindi convocato i genitori di Maria e, separatamente, quelli del bullo, nel frattempo sospeso per una settimana dalle lezioni. Giudicando non adeguato il provvedimento adottato, l’alunna si era trasferita in un’altra scuola, perdendo di fatto l’anno.
L’ALTRA VERSIONE L’istituto scolastico contesta la ricostruzione dei genitori della ragazza, affermando che i docenti e il personale della scuola avevano sempre vigilato affinché tutti gli studenti rispettassero le regole e tenessero un comportamento conforme al regolamento.
TESTIMONIANZA CHIAVE Durante la causa, in tribunale, è decisiva la testimonianza di una ragazza che, all’epoca dei fatti, frequentava la stessa classe della vittima. «Andrea», racconta, «davanti a tutti apostrofava Maria con epiteti. Le diceva che era una porca, una p…, che faceva le cose sporche con la madre, che era brutta e grassa, questo principalmente. Ciò avveniva praticamente ogni giorno. Ricordo che un giorno del febbraio del 2015 vidi la mia compagna piangere nel corridoio e la professoressa di matematica mi autorizzò ad accompagnarla dal preside. Lui disse a Maria di non preoccuparsi e che avrebbe preso provvedimenti, anche perché si mostrò consapevole dei comportamenti di Andrea. I professori stessi ne erano al corrente, io personalmente venni fatta oggetto di un suo comportamento violento in presenza del docente di Italiano. I professori non lo hanno mai rimproverato, almeno davanti a noi». Anche un altro studente conferma, di fronte al giudice, «che in classe diverse persone prendevano in giro Maria, tra queste c’era Andrea».
«SCUOLA RESPONSABILE» Secondo il tribunale, dunque, può ritenersi provato che la ragazzina «era stata oggetto “praticamente ogni giorno” di offese da parte del compagno. A fronte di tali comportamenti, che avvenivano ripetutamente davanti a tutta la classe, che per il bullo costituisce imprescindibile scenario per la concreta attuazione della propria condotta, nel registro scolastico dell’anno 2014-15 sono riportati diverse note e richiami disciplinari che interessano Andrea. Risulta che gli era stato contestato ripetutamente il disturbo delle lezioni, con scherzi e battute inopportune e anche l’aggressione a un compagno, ma non risulta sia stato mai preso in carico il problema della condotta reiteratamente offensiva e denigratoria, assunta da Andrea nei confronti di Maria, prima della denuncia da quest’ultima effettuata, nel mese di febbraio del 2015, al coordinatore didattico». Il giudice arriva alla conclusione che, «accertato che l’istituto scolastico non ha dimostrato di essersi attivato al fine di impedire il protrarsi della condotta vessatoria di Andrea, da questi platealmente assunta davanti all’intera classe, può ritenersi sussistente la responsabilità della scuola, tenuta al risarcimento del danno provocato dall’omessa adozione di tutte le misure idonee a tutelare l’alunna».
IL RISARCIMENTO A questo punto il giudice, per ragioni di economia processuale e contenimento delle spese, e per evitare dunque di affidare l’incarico a un medico legale con la finalità di quantificare il danno biologico, propone alle parti di fissare una nuova udienza per valutare un’ipotesi transattiva. In base ai primi calcoli, il risarcimento si aggira intorno ai 35mila euro. Adesso toccherà alla scuola e alla studentessa decidere se accettare la proposta del giudice.
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