Studenti felici di ritornare in classe: «Finalmente, mai più lezioni da casa»

Il ritorno in classe con orari ridotti. E all’uscita lo sfogo dei ragazzi: «Non ne potevamo più di stare davanti al computer» L’accoglienza del preside Di Michele (Acerbo) sul piazzale: «È bello guardarci in faccia». E annuncia le gite in montagna
PESCARA. «Emozionante tornare a scuola e rivedere i compagni. Non ne potevamo più di stare davanti ai computer» è lo sfogo, sollevato, degli studenti del Volta e del Manthonè al primo (e secondo per l’istituto della Tiburtina) giorno in aula dopo 15 mesi di lezioni a distanza.
«Bello tornare a guardarci in faccia tutti insieme» è stata l’emozione del preside dell’Acerbo, Carlo Di Michele, che ieri, sotto un tendone e in una giornata assolata, ha accolto 260 ragazzi delle classi prime nel piazzale antistante l’istituto di via Pizzoferrato.
Un’accoglienza, con i genitori presenti, che è stata come l’abbraccio di un padre ad una grande famiglia. Durante l’incontro il preside ha sottolineato l’importanza della scuola in presenza e ha anticipato due sorprese riservate solo agli alunni delle prime classi: «Gite in montagna, entro il mese di settembre, per socializzare con i compagni di classe e prendere confidenza con gli insegnanti e 12 ore aggiuntive (su 32 a regime) di recupero delle lezioni di matematica, italiano e inglese».
Euforia per il ritorno in classe, ma anche qualche “uffa, la Dad mi piaceva perché non dovevo alzarmi all’alba», gli umori degli studenti all’uscita da scuola (ad orari diversificati tra le 11 e le 12.30) allegri e chiassosi. Il rientro, ieri, era per le prime, seconde e terze classi, da oggi anche per quarte e quinte negli istituti superiori cittadini.
Ritorno già da martedì per gli allievi del Manthonè (preside Michela Terrigni) che all’ingresso hanno trovato pacchi di mascherine e gel sanificante.
Si gusta la merenda e sorride felice Marica D.F., 14enne di Pianella, appassionata di informatica, che ha le idee chiarissime su cosa vuole fare da grande: «Amo i computer con cui ho studiando tanto anche nei lunghi mesi di lezioni a distanza e vorrei aprire un’azienda per venderli o ripararli.
Questa scuola mi piace anche perché ha gli armadietti, tipo quelli all’americana, dove possiamo riporre zaini e le nostre cose. Si, per me oggi è proprio una grande emozione» conclude mentre si gode, seduta sul muretto davanti al Manthone’ (lato via Lago di Capestrano) la fine del suo primo giorno nella sezione alla IªE.
Intorno a lei, il gruppone di amici pendolari di Pianella, Cepagatti e Moscufo, in attesa del bus o di un genitore che li riporti a casa. Hanno tra i 14 e i 17 anni, Francesco, Andrea C., Michaela, Alessandro, Luca, Nicolò, Matteo e raccontano che «al mattino ci alziamo presto, alle 6, per prendere il bus e arrivare a scuola.
Oggi finalmente, insieme con i compagni vecchi e nuovi.È solo il primo giorno ma già pensano al futuro: «Farò l’avvocato penalista» è sicura una studentessa abbracciata ad un ragazzo. «Io voglio fare il disoccupato, così prendo il reddito di cittadinanza» gli fa eco un compagno, strappando una risata al gruppo. «L’emozione del primo giorno non c’è» ironizza un altro studente, serioso, «sono al quarto anno e questo è il mio quarto primo giorno». «Un giorno qualsiasi» anche per Francesco A., 16 anni, IIIªF al Manthonè, in sella alla sua motoretta. In Dad (didattica a distanza) «non si studia» è convinto Yuri C., 17 anni, pescaresi, contento di essere tornato a scuola «per socializzare».
«In presenza possiamo fare casino», è il coro unanime, «a distanza ci annoiavamo, studiare era difficoltoso» con le linee a singhiozzo e le distanze create dalla tecnologia.
«Ma tanto chi voleva studiare, studiava anche in Dad» taglia corto il gruppetto dell’istituto tecnico industriale Volta (dirigente Maria Pia Lentinio), composto da Marco M., Lorenzo B, Davide B., e Paolo P. che si mescola a quello del Manthoné solo per una mezz’oretta, il tempo di attesa dei mezzi di trasporto che li riporterà a casa. Ieri è stato un primo giorno con l’orario corto, lezioni ridotte, ricordi, e, perché no, chiacchiere frivole. Da oggi si fa sul serio.

