Su il sipario, c’è “L’Aida” di Verdi

Zeffirelli firma la regia, guida all’ascolto oggi con Sanvitale
CHIETI. Con “L’Aida” di Giuseppe Verdi, regia e scene di Franco Zeffirelli riprese da Stefano Trespidi, si alza il sipario sulla stagione lirica del Teatro Marrucino di Chieti. La prima domani alle 20.30 (replica domenica 5 alle 17,30) viene preceduta oggi, alle ore 18 nel foyer del teatro, dalla guida all’ascolto con il musicologo Francesco Sanvitale, che racconterà al pubblico l'essenza di questa opera in 4 atti dal libretto di Antonio Ghislanzoni.
Maestro concertatore Massimiliano Stefanelli, che dirige l’Orchestra sinfonica abruzzese, con il Coro del Teatro Marrucino e il Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, maestri del coro Paolo Speca e Giovanni Farina, corpo di ballo del Centro Studi Danza di Cristina Nudi. Personaggi Interpreti: Aida schiava etiope Donata D'Annunzio Lombardi; Radamès, capitano delle guardieLeonardo Caimi; Amneris, figlia del ReGiuseppina Piunti; Amonastro, Re di Etiopia e padre d'AidaGiuseppe Garra; Ramfis, capo dei sacerdoti Dario Russo; Il Re, padre di d'Amneris, Davide Filipponi: messaggeroOrlando Polidoro, sacerdotessaIlaria Micarelli.
E' la vigilia di Natale del 1871 e l'Aida va in scena per inaugurare il Canale di Suez e il teatro dell'Opera del Cairo. «Verdi arriva con quest'opera al paese delle fiabe», si legge nelle note di regia. «Un paese dalla luce nitida, concreta, nella quale tuttavia non sono improponibili i miraggi; una fiaba che spunta in un'epoca di realismo, una fiaba perciò incompleta, tragica, senza lieto fine, discesa dall'incantesimo dentro una vicenda umana. L'Egitto civile, progredito e leale sacerdotale e la strana, forse sterile, principessa Amneris; l'Etiopia, arretrata e violenta, rappresentata da Amonasro, ha prodotto l'essere più duro e gentile della vicenda, Aida. Verdi distribuisce in parti uguali tra egizi ed etiopi la sua bella fresca vena melodica. Il solo canto facile, orecchiabile è quello degli egizi, dei loro cerimoniali, anche quando sono abbastanza travolti da selvaggia ferocia ("Nume, custode e vindice"). I canti più ostici, evoluti, che alternano zone declamate, di rabbiosa o lamentosa perorazione, con brevi inserti propriamente canori, spettano agli etiopi. Il pubblico godrà del colpo d'occhio di alcune reinterpretazioni in una chiave visuale di fantasia ricca ma delicata dell'egittomania ottocentesca: soprattutto il bel bassorilievo verdeazzurro con uccelli, fiori di loto, basilischi, navicelle, cacciatori, che campeggia sullo sfondo degli appartamenti di Amneris nel secondo atto.
Biglietti al botteghino (tel 08711330470, 0871321491) dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20 (chiuso il lunedì). Riduzione del 20% per under 25, gruppi (minimo 25 persone) over 65, Enti e Associazioni convenzionati. Acquisti anche online su www.teatromarrucino.eu

