Sulla legge elettorale è subito scontro Marsilio-opposizioni

20 Ottobre 2022

Il presidente vuole il collegio unico regionale e 3 preferenze Seggio sicuro anche per i candidati governatori non eletti

L’AQUILA. Sfruttare l’onda lunga del successo nazionale. Mentre a Roma prova a prendere forma il governo del centrodestra, il presidente della Regione Marco Marsilio tira fuori dal cassetto la sua proposta per cambiare la legge elettorale dell’Abruzzo, che risale al 2013 (con successive modifiche). Se ha funzionato così bene per il parlamento, specialmente per l’azionista di maggioranza Fratelli d’Italia, perché non rendere il meccanismo elettorale del tutto simile a quello della Camera dove il centrodestra ha fatto man bassa? Alla maggioranza, del resto, sono andati, tra Camera e Senato, otto seggi su 13 (FdI sei; uno a FI e Lega); al centrosinistra 2 (Pd), ai 5 Stelle due e uno ad Azione-Italia Viva.
«Era pronta da sei mesi»
Fa sapere Marsilio che la proposta, che porta solo la sua firma, era stata elaborata sei mesi fa. Dice pure che si tratta di una proposta «non impegnativa» e che non crea «alcun vincolo per nessuno». Ma con l’opposizione in subbuglio, il caro energia che assilla i cittadini, i quali attendono risposte, e tutti gli altri temi sul tappeto, la proposta ha l’effetto di una deflagrazione negli ambienti politici regionali. E fa esplodere una nuova polemica. Il tutto ad appena 24 ore dal burrascoso consiglio regionale che ha decapitato gli 8mila e passa emendamenti delle opposizioni. Non una semplice “tagliola”, ma la contestata applicazione («una vera forzatura», gridano le opposizioni) dell’articolo 101, comma 3, del regolamento dei lavori del consiglio che spiana la strada all’approvazione di misure per circa 8 milioni secondo i piani della maggioranza.
cosa vuole cambiare marsilio
Si compone di 15 articoli la nuova legge elettorale di Marsilio che il Centro è in grado di spiegare nel dettaglio. Le principali novità: 1) l’introduzione del collegio unico elettorale; 2) l’introduzione della tripla preferenza di genere; 3) l’elezione alla carica di consigliere regionale dei candidati alla carica di presidente della giunta non risultati eletti, collegati a una singola lista o a una coalizione di liste che abbia ottenuto almeno due seggi; 4) l’assegnazione dei seggi, con criterio proporzionale, alle coalizioni di liste e alle liste non unite in coalizione sulla base delle rispettive cifre elettorali (la somma dei voti validi); 5) un ampliamento del numero di candidati di lista (da 30 a 45). «Questa scelta di non presentare una proposta “blindata” della maggioranza è una scelta di apertura e di rispetto nei confronti delle forze di minoranza», dice Marsilio, «oltre che di rispetto della libertà degli stessi partiti di maggioranza, i quali potranno esprimersi. Sono convinto che una legge elettorale non debba essere imposta a colpi di maggioranza e laddove possibile debba essere frutto di più ampia condivisione, perché si tratta di stabilire le regole del gioco. Ho aspettato che finisse la campagna per le Politiche e spero che averlo fatto ben 18 mesi prima della scadenza della legislatura possa consentire una discussione serena, non condizionata dalla scadenza elettorale imminente, e quindi senza alimentare il sospetto che sia fatta a vantaggio d’una parte. Spero che il confronto e il dibattito sia il più aperto e sereno possibile. Io per primo lo affronterò con massima serenità, perché se dovessi riscontrare che da parte delle forze politiche non ci sia condivisione o voglia di modificare la legge attuale, a me va benissimo così».
c’è chi dice no
L’opposizione non ci sta. Silvio Paolucci, capogruppo Pd all’Emiciclo, commenta così. «Marsilio pensa già alla nuova legge elettorale. A poco più di un anno delle Regionali 2024, lui figura come primo e unico firmatario di una proposta di riforma della legge elettorale. Cosa gravissima, che rivela i veri interessi della maggioranza. La comunità sta affrontando senza il sostegno della Regione lo shock sul caro energia e il presidente deposita il disegno per le regole elettorali senza confronto. Una proposta indecente». Per la consigliera regionale Marianna Scoccia, «la proposta è discriminante per la rappresentanza femminile e i piccoli territori. In piena crisi economica Marsilio, invece di concentrarsi sui bisogni di famiglie e imprese pensa solo alla sua rielezione. Ci saranno meno possibilità per le donne di essere elette: intervenga la Commissione Pari Opportunità». Chiede un consiglio comunale «straordinario e urgente» sul tema il consigliere comunale dell’Aquila Paolo Romano (Italia viva). «L’assise comunale del capoluogo», scrive, «non può esimersi dal dibattere l’introduzione di novità sostanziali nell’esercizio del voto che vedono soccombere le aree interne, le nuove candidature e la rappresentanza di genere. Modifiche che vedono l’abolizione delle 4 circoscrizioni elettorali con, di conseguenza, candidati eleggibili su base regionale e non più provinciale; un nuovo quadro che porta le aree interne, notoriamente con densità abitativa minore rispetto alla costa, a soccombere rispetto alle popolose province di Pescara e Chieti. Sparirebbe la rappresentanza che vede numeri certi per gli eletti di ogni provincia. Aumentando poi sensibilmente il bacino elettorale, le eventuali nuove proposte politiche che non dispongono di cospicui finanziamenti per la campagna elettorale vengono penalizzate. La previsione della tripla preferenza in luogo della doppia penalizzerebbe le donne che vedrebbero ridursi le possibilità di essere elette».
©RIPRODUZIONE RISERVATA