Sulle undici scuole da cancellare si rompe il fronte del no ai tagli

I sindacati rilanciano la battaglia, ma la Provincia dell’Aquila si discosta dalle altre e ne indica tre Accettato il piano dell’ufficio scolastico provinciale con tre astensioni tutte nell’area della Marsica
L’AQUILA. Sui tagli alle scuole si rompe il fronte del no. E la prima adesione arriva dall’Aquila. Se da un lato i sindacati rilanciano la mobilitazione – lo sciopero del 17 novembre ha, tra i punti di rivendicazione, anche il contrasto al dimensionamento – dall’altro, tra le amministrazioni provinciali, fa breccia la linea del placet al piano proposto. Che entro il 20 novembre le province devono trasmettere alla Regione, la quale, a sua volta, entro il 30, deve pubblicare il decreto del dimensionamento scolastico che entrerà in vigore a settembre 2024.
c’è chi dice sì
Il presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna, ha bocciato gli accorpamenti. Ha comunicato alla Regione di non poter procedere a definire le proposte di ridimensionamento. La Provincia dell’Aquila, invece, pur con l’astensione delle amministrazioni di Avezzano, Celano e Civitella Roveto, e l’assenza di Sulmona, si è allineata alla proposta dell’ufficio scolastico e invierà quella alla Regione. Il territorio perderà tre istituti, che saranno accorpati ad altri. Un primo orientamento aveva portato il tavolo tecnico a voler mantenere la situazione esistente. Poi è spuntata, invece, la linea del taglio «doloroso, ma inevitabile», com’è stato detto nel corso del confronto.
i sindacati non mollano
Ma la mobilitazione va avanti. In prima fila la Cgil. «La modifica dei parametri del dimensionamento scolastico è una riforma sbagliata, che rischia di penalizzare ulteriormente le aree interne e i territori soggetti a drastico spopolamento, come quelli abruzzesi. Nonostante le tante sollecitazioni e le dichiarazioni di mero principio con cui l’assessore Quaresimale ha più volte dichiarato la sua contrarietà ai tagli, il piano va avanti e rischia di essere approvato entro il 30 novembre nonostante la ferma contrarietà dei lavoratori della scuola, dell’opinione pubblica e degli enti locali». Lo affermano la Cgil e la Flc-Cgil Abruzzo Molise, tornando a esprimere contrarietà al piano di dimensionamento. «Condividiamo il grido d’allarme del presidente dell’Anci, che ha giustamente rimarcato la contrarietà a un piano che con la scusa dell’attuazione del Pnrr nasconde l’ennesimo taglio», affermano il segretario della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e quello della Flc-Cgil Abruzzo Molise, Pino La Fratta. «Ricordiamo infatti che nell’ultimo tavolo tecnico la Regione, non avendo ricevuto proposte dalle Province, che si sono espresse contro i tagli, ha fatto proprio il piano dell’Usr Abruzzo, che prevede per l’anno scolastico 2024/25 undici istituzioni scolastiche in meno in Abruzzo: 4 in provincia di Chieti, 3 in provincia dell’Aquila, 2 a Pescara e 2 a Teramo. Si tratta solo dell’inizio: se il criterio verrà confermato, complice il costante decremento demografico, rischiamo ulteriori accorpamenti. Mentre aumenta la complessità dei compiti attribuiti alle scuole», osservano i segretari, «si decide di accorpare gli istituti, aumentando il numero complessivo degli alunni per istituto senza diminuire il numero degli alunni per classe: la riorganizzazione non può partire da un taglio. Non ci si può limitare ad “assecondare” la dinamica demografica e tagliare in proporzione al numero degli alunni, altrimenti si rischia una spirale inarrestabile. La particolare conformazione territoriale dell’Abruzzo, la presenza di comuni montani, la mancanza di efficienti reti di trasporto renderebbe necessaria un’attenzione specifica». La Cgil impugnerà il decreto interministeriale attuativo e continuerà con la mobilitazione. «Abbiamo chiesto al ministro di ritirare il provvedimento e chiediamo alla Regione Abruzzo di non attuarlo». Per Davide Desiati, segretario generale Cisl scuola Abruzzo-Molise, «la scuola abruzzese è fortemente penalizzata. L’Abruzzo, con 163.750 alunni e un terzo delle autonomie scolastiche in comuni montani e semi-montani, ha avuto un taglio da 190 a 179».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

