Sulle urne l’incognita targata Isis

La premier May striglia polizia e servizi, Corbyn torna all’attacco
LONDRA. L'incognita terrorismo pesa come un macigno alla vigilia delle elezioni britanniche dell'8 giugno. Dopo l'attacco di sabato sera a Londra, l'ultimo di una serie nera, le autorità hanno deciso di rafforzare la sicurezza ai seggi nel timore che qualcuno possa colpire ancora, anche giovedì, quando milioni di elettori saranno chiamati a decidere del futuro del Paese. E' un momento critico, come ha ammesso la premier conservatrice Theresa May, che da un lato striglia polizia e 007 per le falle denunciate dai media nel prevenire gli attentati; e dall'altro si impegna allo spasimo nelle ultime ore di campagna per riverniciarsi un'immagine da leader forte sul fronte Brexit come su quello della sicurezza. Stando agli ultimi sondaggi, i conservatori mantengono i favori del pronostico, ma il Labour è in rimonta e il trionfo che la May pregustava giocandosi la carta del voto anticipato potrebbe ridursi a una vittoria stiracchiata. O persino peggio. Per questo la strategia appare ora difensiva. Oltre alle imbarazzanti retromarce sulla politica sociale, c'è da far dimenticare anche la polemica sui tagli alle forze di polizia imposti in 7 anni di governi Tory. Di fronte alle contestazioni ripetute del leader laburista Jeremy Corbyn e degli altri alfieri delle opposizioni, May tenta di contenere i danni, spostando l'attenzione dalle presunte lacune della politica a quelle operative dell'antiterrorismo. «Mi aspetto una revisione del loro operato come è avvenuto a Manchester», ha tuonato, invocando di fatto un'inchiesta interna. Al tentativo dei Tories di spostare il focus della polemica, Corbyn risponde insistendo, al pari del sindaco di Londra e suo compagno di partito, Sadiq Khan, a denunciare la carenza di risorse garantite agli apparati di sicurezza da un governo che predica legge e ordine, ma pratica soprattutto «austerità». Al contempo il leader laburista, storico alfiere della sinistra radicale, prova a proporsi in un'immagine più istituzionale, quasi da premier in pectore. Respinge come «ridicola e offensiva» l'accusa di May di essere «anti-patriottico» nel contrastare il terrorismo. E parla già alla platea internazionale evocando sulla Brexit «un dialogo costruttivo con Merkel e Macron» per arrivare ad un accordo con Bruxelles. Non solo: si dice disposto ad incontrare anche Donald Trump, agli antipodi politicamente da lui.

