«Superbonus, 900mila case resteranno fuori mercato»

Così l’Ance, dopo lo stop, dà lo spunto al governo per innescare la retromarcia I costruttori: «Occorre una legge quadro sugli sconti fiscali, lo chiede l’Europa»
PESCARA. Siamo pronti per il 55%? Se lo chiedeva già qualche mese fa l’Ance Abruzzo riferendosi all'obiettivo dell'Unione Europea di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Con una strategia che coinvolge numerosi campi di applicazione: dal controllo sull'utilizzo di nuovo suolo, all'uso di fonti rinnovabili, dalla tassazione dell'energia, alla mobilità verde nonché, all'efficienza energetica, soprattutto in edilizia.
Ma qui il governo italiano è inciampato perché lo stop al Superbonus 110%, decretato il 16 febbraio scorso, va in direzione opposta. L'intenzione del Superbonus infatti era quella di coniugare uno sviluppo sostenibile dell'edilizia riqualificando l'esistente per rilanciare un settore strategico, in modo da condurre l’Italia e quindi l’Abruzzo sulla strada giusta verso la transizione ecologica.
I costruttori abruzzesi avevano subito colto l’errore logico commesso dal governo Meloni che oggi cerca di fare dietrofront con un progetto di legge della Lega. E come se l’esecutivo avesse letto la riflessione dell’Ance, con proposte costruttive, scritta dal presidente Antonio D’Intino dopo il decreto che ha bloccato migliaia di cantieri.
Il patrimonio edilizio è molto energivoro perché è vetusto, ed è tra i maggiori responsabili del cambiamento climatico. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, il 55% indicato dalla Commissione europea, si dovrebbe intervenire in maniera strutturale per riqualificare oltre 400mila condomini l’anno a partire da subito e fino al 2030. Così scriveva l’Ance.
NUMERI ENORMI.
Se a questa riconversione si aggiungesse anche quella degli altri alloggi, tra abitazioni unifamiliari e indipendenti stimabili in oltre 900mila case, in otto anni si ridurrebbero ben 29,2 milioni di tonnellate di CO2 e 14,55 miliardi di mc di gas fossile, pari al 19,4% degli attuali consumi totali del Paese. Questi dati (fonte Legambiente) certificano, in primis, la principale azione da mettere in campo per conseguire risultati: la stabilizzazione nel lungo periodo degli incentivi fiscali per svolgere i lavori di ristrutturazione e riqualificazione.
UNA LEGGE QUADRO.
«Occorrono politiche lungimiranti con una legge quadro sui bonus per l’edilizia (...), in assenza di tali condizioni, nessun operatore economico ha la possibilità di fare investimenti e la crescita economica è strozzata», sostenevano e sostengono i costruttori che alla stabilizzazione temporale propongono di unire un tetto annuale di spesa in modo da consentire la migliore programmazione pubblica, con il vantaggio di produrre un aumento costante del Pil tra incidenze dirette ed indotto con lavori che senza gli incentivi non partirebbero; e associare un criterio di priorità degli interventi favorendo quelli di riduzione del rischio sismico e miglioramento dell’efficienza energetica a seconda di vetustà e condizioni dell’edificio da ristrutturare.
OBIETTIVO SICUREZZA.
In linea generale, per l’Ance, è necessario mettere a punto le migliori esperienze rispetto ad una lunga tradizione di lavori incentivati, avviata sin dal 1998 con politiche di sostegno, anche in funzione anticrisi, che ha sempre mostrato diversi effetti positivi sul miglioramento della qualità e sulla sicurezza edilizia, sulle condizioni di vita dei cittadini, sul contrasto al lavoro sommerso ed irregolare.
A questi benefici diretti, si aggiungono le ricadute positive in termini di economia e occupazione, lo stimolo agli investimenti dei privati, che mettono in circolo il risparmio accumulato e, non da ultimo, il superamento della cronica difficoltà della pubblica amministrazione a trasformare le risorse in cantieri.
A MISURA DI REDDITO.
Per Ance, una sola aliquota di incentivo sarebbe equa ma non giusta perché è necessario porre tutti i cittadini nelle condizioni di poter effettuare i lavori e, per farlo, bisogna considerare le diverse capacità reddituali, oltre che di recupero della detrazione. Le aliquote, pertanto, dovrebbero essere almeno tre: al 50%, all’80% ed al 130%, mantenendo per gli incapienti la possibilità della cessione del credito e sconto in fattura per fare in modo che nei condomini si possano effettivamente svolgere i lavori. E per evitare intestazioni fittizie di immobili solo per beneficiare della massima detrazione, si potrebbe non renderla applicabile a case cedute tra parenti in linea retta. In linea generale, occorre rendere possibile il recupero della detrazione da un minimo di quattro o cinque anni allungando la tempistica secondo la possibilità di recupero per tutti a seconda della capacità fiscale.
IL PERIODO LUNGO.
Oltre i correttivi e la messa a punto di un sistema che ha mostrato una enorme potenzialità, occorre una regia forte con la capacità di indirizzare le fonti di investimento, pubbliche e private, in un piano di lungo periodo. Così concludevano i costruttori abruzzesi.

