Superbonus al 110% senza fondi: ecco chi potrà finire i lavori

Cautela nell’aprire nuovi cantieri, 33mila aziende a rischio In Abruzzo sono 4.142 gli interventi ammessi a detrazione
Chiudere i cantieri già avviati per evitare il fallimento delle 33mila imprese che, in Italia, stanno lavorando con il Superbonus 110%. In Abruzzo sono 4.142 gli interventi in essere, per 937 milioni di euro ammessi a detrazione. Il Governo è alla ricerca di una soluzione legislativa per evitare la débâcle. Ma l'indirizzo è chiaro: per chi non ha ancora iniziato i lavori è del tutto sconsigliabile mettere in atto l’iter procedurale. Troppe le incertezze sul futuro di un’agevolazione che, in teoria, è in vigore a pieno regime per i condomìni fino alla fine del 2023 e, con detrazioni fiscali a scalare, fino a dicembre 2025. Ma che, in pratica, rischia di lasciare a secco le ditte edili impegnate in questa misura. Gli ultimi dati del monitoraggio Enea evidenziano come il plafond originario di 33,3 miliardi di euro è già stato superato di 400 milioni.
FONDI TERMINATI
Per il Superbonus 110% i fondi disponibili sono terminati da un pezzo con una bilancia che pesa a sfavore dei lavori prenotati: 33,7 miliardi contro i 33,3 stanziati dal Governo. E non è neppure certo che nella prossima legge di Bilancio saranno inserite ulteriori risorse. Ma anche con nuovi fondi ed eventuali proroghe, il Superbonus può funzionare solo a condizione che fili liscio il meccanismo dello sconto in fattura e della cessione del credito. E qui le novità non sono positive: le maggiori banche, infatti, hanno annunciato di non avere ulteriore capienza fiscale per accettare nuovi crediti. La situazione potrebbe sbloccarsi almeno in parte se, nella conversione in legge del decreto Aiuti, si arriverà alla proroga della durata dei crediti. In pratica le imprese potranno mantenere il diritto al credito anche oltre l’anno fiscale.
COSA CAMBIERà
Intanto, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che «è possibile cedere singole annualità di credito purché la cessione riguardi tutta l’annualità e non una sua frazione e questo dovrebbe facilitare lo scambio dei titoli fiscali». Al contrario, un’altra disposizione dell’Agenzia potrebbe rivelarsi un grosso problema per le imprese che praticano lo sconto in fattura e che hanno l'obbligo «di comunicare sin da subito sulla piattaforma telematica e con una scelta irrevocabile se optano per la cessione a una banca del credito o se ne vogliono usufruire direttamente». Opzione che, di fatto, rappresenta un’extrema ratio.
MENO CESSIONI DEL CREDITO
Anche ammesso che si giunga a facilitare le cessioni e aumentino i fondi, resta in piedi il problema che la mutata situazione dei mercati finanziari e il forte aumento del costo del denaro rende le operazioni assai meno favorevoli rispetto ai mesi scorsi.
Un credito legato al Superbonus, nel migliore dei casi, oggi viene comprato a 100. Ipotizziamo che i lavori iniziati ora in un condominio comportino spese per un singolo condomino per 50mila euro: in teoria avrebbe diritto a 55mila euro in quattro anni, ma per ottenerli dovrebbe anticipare tutte le spese e sperare di essere sempre capiente nel quadriennio successivo. Nella stragrande maggioranza dei casi cederà il credito, ottenendo da 49 a 50mila euro. Da questi deve detrarre il compenso dell’amministratore, attorno a 1.200 euro, Iva compresa, ipotizzando un onorario del 2%, e il costo del "finanziamento ponte", che può arrivare anche al 2-3%. Se si aggiungono i costi extra, che si registrano puntualmente in queste operazioni, la lunghezza e la farraginosità delle procedure e il disagio di vivere in un cantiere, molti proprietari finirebbero per rinunciare. Una macchina, quella del Superbonus, che rischia di bloccarsi.
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