«Superbonus, energia, lavoro e Pnrr le priorità dell’Abruzzo»

Genovesi, segretario nazionale della Fillea Cgil, oggi a Pescara per il dibattito sulle nuove emergenze Sono grandi temi collegati tra di loro: ridanno prospettive, ma il governo ha tanti ostacoli da risolvere
PESCARA. Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, sarà oggi a Pescara per partecipare alla tavola rotonda intitolata "Le Costruzioni tra crisi energetica e Pnrr", promossa dalla Fillea Cgil Abruzzo Molise. Su temi così attuali, Genovesi ha rilasciato al Centro l’intervista che pubblichiamo.
Superbonus, Pnrr, sicurezza sul lavoro e caro energia: da segretario del primo sindacato italiano delle costruzioni quale priorità dà a questi grandi temi?
Sono tutti prioritari perché legati tra di loro per promuovere un modello unico di sviluppo di infrastrutture e sostenibilità. Aggiungo altre due priorità: accelerare i tempi sulla produzione da rinnovabili per ridurre la dipendenza dal gas e petrolio e migliorare i vari bonus per ridurre lo spreco energetico, per avere case meno costose in bolletta. Dove ci sono innovazione tecnologica e imprese qualificate si contano anche meno infortuni e morti.
È servito il Superbonus a creare posti di lavoro? Qual è il suo limite e cosa propone?
Il Superbonus ha rappresentato un importante aiuto al settore soprattutto per l’occupazione che è stata anche di qualità. Oggi il problema è che non si trovano operai e tecnici di cui si ha bisogno. Serve una “registrata” per centrare gli obiettivi. Noi proponiamo un Testo Unico degli incentivi, dalle ristrutturazioni alle facciate e l’abbattimento delle barriere architettoniche – tema importante in un Paese e in una regione con sempre più anziani – all’antisismico e il risparmio energetico. Con quali percentuali di sgravi? Dal 50% a salire, in proporzione ai miglioramenti di classe energetica, sicurezza e accessibilità. Lasciando il 100% solo all’edilizia popolare e fasce di reddito basse. La cessione del credito va resa più fluida e riservata agli incapienti o a chi ha redditi bassi. Chi può permetterselo deve anticipare le spese e poi riprendersi in 5 anni con la dichiarazione dei redditi il bonus. Non si può trattare un milionario che si rifà la villa come l’operaio e il pensionato.
Il Pnrr è un piano Marshall a doppio taglio: quali rischi corrono l’Italia e l’Abruzzo?
I rischi sono due: non spendere o spendere male. Nel primo caso occorre investire di più sulla macchina amministrativa dopo che per anni gli uffici tecnici sono stati svuotati. Nel secondo si rischia che per intervenire velocemente si sacrifichino il coinvolgimento delle comunità locali, delle forze sociali e i diritti dei lavoratori che materialmente dovranno realizzare il Pnrr. Questo vale ancora di più per realtà come l’Abruzzo.
Teme le infiltrazioni della criminalità organizzata?
Le infiltrazioni già ci sono, come dimostrano i casi di cronaca. Il punto è avere un sistema di norme e soggetti che lavorino preventivamente. I temi da porre nei protocolli antimafia sono il ruolo delle Casse Edili, del Durc di congruità contro il lavoro nero, della collaborazione con la parte sana dell’imprenditoria locale, della qualificazione delle imprese e la sinergia con chi presidia il territorio (ispettorati, nuclei interforze) per avere ambienti economici e sociali dove l’infiltrazione non possa insinuarsi e, se avviene, non si nasconda troppo.
Cantieri sicuri in Abruzzo (11 morti e 11mila infortuni nel 2022) e altrove: è utopia?
Assolutamente no a condizioni di essere molto rigidi prima di tutto sugli orari di lavoro (non si può lavorare 10 ore al giorno 7 giorni su sette) e sul cottimo. Quindi nessuna tolleranza verso sia il dumping contrattuale (cioè l’applicazione di contratti diversi da quelli edili che non investono su formazione e sicurezza) sia le imprese che nascono senza organizzazione e personale. Ci sono norme che, in altre parti d’Europa, hanno funzionato: la patente a punti (ovvero premiare le imprese che investono in sicurezza e sfavorire quelle che non lo fanno); superare la logica del massimo ribasso tra i committenti (se paghi poco ottieni poco in qualità e tutele del lavoro); introdurre il reato di omicidio sul lavoro, come c’è per l’omicidio stradale. Se mandi un lavoratore su un’impalcatura senza formazione e caschetto o se prendi un operaio in nero e si fa male, non può essere considerato un mero reato colposo. C’è il dolo e qualcuno deve pagare.
Infine la stangata-energia che fa aumentare i costi dei materiali e manda in crisi le aziende: c’è la soluzione?
Servono interventi d’urgenza a livello europeo e nazionale mettendo un tetto al costo del gas e usando tutte le leve finanziarie a disposizione come tassare il 100% degli extra profitti, separando i costi energetici in base alla fonte (gas, solare, idroelettrico) e distinguendo le cause degli aumenti sulle materie prime: alcune sono vittime del caro energia, altre della speculazione. In questo modo anche la proposta delle associazioni datoriali, che condivido, di avere un sistema di adeguamento dei prezzi automatico per gli appalti pubblici sul modello francese, sarebbe più forte. Parallelamente serve assumere il gas, soprattutto quello liquido, come vettore di transizione e accelerare il ricorso al solare, l’eolico (anche a mare) e il geo termico. Siamo i primi a volere la massima tutela paesaggistica ma non ci possono volere anni per istallare quattro pannelli solari!

